Da non trascurare l'aspetto soggettivo, ossia che l'imputato in sede penale sia in effetti coincidente con il destinatario della sanzione amministrativa.
Formulare un'ipotesi difensiva su un'interazione logico-argomentativa priva di un adeguato supporto di fatto, si può rivelare un grave errore. Tali carenze sono, tra l’altro, scarsamente tollerate dalla Suprema Corte che, promotrice della sintesi e della completa organizzazione del ricorso per Cassazione (basti pensare alla sentenza 19.09.2019, n. 38676), mal sopporta, in termini di strabordante confluenza di motivi di doglianza, sterili lungaggini difensive.
È infatti deleterio, in tali contesti, formulare ipotesi in mancanza di idonee premesse fattuali: non è consentito lanciarsi nelle teorie, in mancanza di valide premesse, in quanto arriverebbe, come spesso avviene, alla deformazione dei fatti per adattarli alle teorie difensive, tra l’altro non sempre ben organizzate, anziché adattare coerentemente le teorie ai fatti verificati e verificabili.
Spesso, nella predisposizione della difesa penale, si perde di vista la concreta rilevanza dei fatti, dimenticando che il vigore con cui si crede alla validità di una determinata ipotesi, non sempre risulta correlato alla fondatezza dell'ipotesi stessa. La sostenibilità di una tesi risulta rilevante se, e nella misura in cui, ci si spinge a scoprire in che modo la teoria formulata potrà reggere alla verifica critica di un tecnico del diritto: il giudice. Posto ciò, con riferimento alla perizia difensiva, si vuole porre in rilievo la recente...