La querelle sulle notifiche delle cartelle di pagamento è il pane quotidiano di ogni studio tributario. Di fronte all'ennesima intimazione, la reazione pavloviana del difensore è spesso l'eccezione di omessa notifica dell'atto prodromico. Ma in questo campo minato, la bussola per il professionista è stata appena ricalibrata da una pronuncia che definire fondamentale è riduttivo: l'ordinanza della Cassazione 3.03.2026, n. 4710.Questa decisione pone finalmente un argine insormontabile alla prassi, fin troppo diffusa e tollerata nei giudizi di merito, di "soccorrere" le mancanze probatorie dell'Amministrazione. Il caso affrontato è un classico: l'ente produce in giudizio una relata incompleta, inidonea a fissare con certezza la data di consegna al destinatario. I giudici di merito, con inaccettabile pragmatismo, pretendevano che fosse il cittadino a dover "precisare e provare" quando avesse effettivamente ricevuto l'atto, capovolgendo le regole basilari del processo. La Cassazione del 2026 stronca senza appello questa surrettizia inversione dell'onere probatorio: chi eccepisce una decadenza (il Fisco che vanta la pretesa) ha l'onere assoluto ex art. 2697 c.c. di dimostrare la tempestività e la regolarità della notifica unicamente tramite gli atti tipici, ossia la relata o l'avviso di ricevimento. Non spetta mai al contribuente colmare la sciatteria di chi notifica; esigere una tale probatio diabolica finirebbe per comprimere incostituzionalmente il diritto di...