Di fronte alle occupazioni abusive, la Cassazione civile, con ordinanza n. 24053/2025, ha ribadito un principio essenziale: l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio è un obbligo incondizionato della Pubblica Amministrazione; ritardi non giustificati da vera forza maggiore generano responsabilità e risarcimento per la perdita del godimento del bene. La tesi del “diritto alla casa in contrapposizione con il diritto di proprietà” è fuorviante: elevare il bisogno abitativo a titolo per violare la proprietà privata scardina legalità ed effettività della tutela giurisdizionale. La sentenza mostra che il bilanciamento non avviene sacrificando il diritto dominicale, ma imponendo alla Pubblica Amministrazione un doppio dovere: protezione delle persone fragili con i servizi competenti e, insieme, esecuzione tempestiva del rilascio. È una linea coerente anche a livello europeo: la protratta inesecuzione di ordini di sgombero viola sia il giusto processo sia la protezione della proprietà. La strategia corretta non è “attendere case disponibili”, ma pianificare sgomberi sicuri e progressivi con supporto sociale contestuale. In difetto, l’onere economico non può essere traslato sul proprietario, che subisce un’indisponibilità forzata del bene. In particolare, si segnalano i seguenti principi:- obbligo di eseguire le esecuzioni. L’amministrazione non può decidere se eseguire; può solo organizzare come farlo, con cautele e in tempi ragionevoli. La mancanza...