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Imposte dirette 11 Febbraio 2026

Partecipazioni minori, le molteplici incongruenze del regime fiscale

Irragionevole disparità tra detenzione privata e in regime d’impresa, con aggravio impositivo sproporzionato, effetti quasi confiscatori e contrasto con principi costituzionali, CEDU e tutele dei soci di minoranza.

La prima questione che non appare razionalizzabile sul piano degli effetti fiscali introdotti dall’ultima legge di Bilancio, relativamente alle partecipazioni inferiori al 5% del capitale o a 500.000 euro di valore fiscalmente riconosciuto, è la discriminazione tra partecipazioni detenute in regime d’impresa e partecipazioni detenute privatamente nel compendio patrimoniale personale, per le quali la modifica è del tutto ininfluente. I dividendi e le plusvalenze che si raccordano a partecipazioni detenute in regime privato scontano l’ordinaria imposta sostitutiva del 26%, senza l’inasprimento che invece le medesime partecipazioni subiscono se detenute in regime d’impresa (tendenzialmente soggette a una pressione fiscale doppia). Il discriminante regime fiscale non appare motivabile sulla base di privilegi fiscali cui le partecipazioni detenute nel compendio patrimoniale d’impresa beneficiano, come un tempo, era per la fiscalità degli immobili, prima che le progressive evoluzioni normative arrivassero a perequarne gli effetti fiscali. La norma appare solo finalizzata a un disorientante (sotto il profilo dei principi costituzionali di presidio dell’obbligazione tributaria) recupero di introiti erariali. L’irragionevolezza della discriminante scelta legislativa urta frontalmente con l’art. 3 Cost. e con l’indeclinabile principio dell’uguaglianza in esso prescritto.Oltre alla discriminazione fiscale sopra rappresentata, l’aggravio fiscale in esame...

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