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Amministrazione e bilancio 18 Giugno 2026

PayPal, POS e SumUp: compliance fiscale dei pagamenti digitali

POS esteri, wallet e piattaforme fintech impongono un cambio di prospettiva. Non basta registrare l’accredito netto. Occorre ricostruire il lordo, isolare la commissione, qualificare il prestatore e governare il documento elettronico.

La diffusione dei pagamenti elettronici ha modificato la natura informativa dell’incasso. La commissione trattenuta dall’intermediario dei pagamenti o dalla piattaforma non rappresenta più soltanto un costo tecnico del servizio, ma assume rilievo contabile, fiscale e documentale. I dati confermano la trasformazione in atto. Nell’area euro, nel 2024, il contante resta ancora il mezzo più utilizzato nei pagamenti al punto vendita se si considera il numero delle operazioni effettuate. La sua quota, tuttavia, continua a ridursi: rappresenta il 52% delle transazioni, mentre le carte raggiungono il 39% e i pagamenti tramite dispositivi mobili il 6%. La prospettiva cambia se si considera il valore economico complessivo dei pagamenti. In questo caso, non prevale più il contante, ma la carta: il denaro digitale rappresenta il 45% del valore delle transazioni, contro il 39% del contante e il 7% dei pagamenti mobili.Il dato va quindi letto in modo distinto. Il contante è ancora molto usato, soprattutto per pagamenti di importo contenuto; gli strumenti elettronici, invece, intercettano una quota crescente dei pagamenti di maggiore valore. Sul piano Iva, le commissioni applicate sui pagamenti elettronici assumono ordinariamente natura di prestazioni finanziarie esenti. Il riferimento è l’art. 10, c. 1, n. 1) D.P.R. 26.10.1972, n. 633, in coerenza con l’art. 135 direttiva 2006/112/CE. L’esenzione, tuttavia, non elimina la rilevanza dell’operazione. Incide sul debito...

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