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Diritto del lavoro e legislazione sociale 21 Settembre 2026

Pensione e part-time: quanto incidono i contributi ridotti

Il part-time non riduce soltanto la retribuzione: se l’imponibile annuo è troppo basso può ridurre anche le settimane utili alla pensione; prima di riscattare i periodi mancanti, però, occorre distinguere tra quelli utili al diritto all’assegno e al suo ammontare.

Lavorare part-time significa versare meno contributi e, quindi, costruire normalmente una pensione più bassa. Ma c’è un effetto meno conosciuto e potenzialmente più insidioso: quando la retribuzione è particolarmente ridotta, un anno di lavoro può non corrispondere a 52 settimane utili per raggiungere il requisito contributivo della pensione. In altri termini, il part-time può incidere non soltanto sul “quanto”, ma anche sul “quando” si andrà in pensione.Quando 52 settimane diventano meno - Per l’accredito di un’intera settimana ai fini pensionistici occorre raggiungere una retribuzione minima, pari al 40% del trattamento minimo mensile del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Il principio è stabilito dall’art. 7 D.L. 463/1983.Il valore cambia ogni anno insieme al trattamento minimo. Nel 2026, ad esempio, quest’ultimo è pari a 611,85 euro mensili: il minimale settimanale è quindi 244,74 euro e, per ottenere 52 settimane, occorre una retribuzione annua di almeno 12.726 euro.Se l’imponibile è inferiore, le settimane accreditate vengono proporzionalmente contratte, cioè ridotte. Un lavoratore può così avere lavorato dal 1.01 al 31.12, ma ritrovarsi nell’estratto conto con meno di 52 settimane utili.Per verificare correttamente periodi passati occorre quindi utilizzare, anno per anno, la tabella storica dei trattamenti minimi e ricavare il corrispondente minimale settimanale.Part-time verticale: cosa è cambiato dal 2021 - Una disciplina...

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