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Diritto del lavoro e legislazione sociale 19 Marzo 2026

Pensioni: dal 2027 scatta l’aumento dei requisiti

La circolare Inps n. 28/2026 illustra il ritorno dell’adeguamento alla speranza di vita, con l’incremento dei requisiti per la generalità dei trattamenti pensionistici.

Dopo alcuni anni di “tregua”, il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita torna a farsi sentire. La circolare Inps n. 28/2026 interviene infatti a fornire le indicazioni operative sul prossimo aggiornamento dei requisiti anagrafici e contributivi, che entrerà in vigore dal 1.01.2027.
Per i professionisti che assistono lavoratori e aziende, non si tratta di una novità improvvisa, ma di un ritorno alla normalità del sistema previdenziale italiano: l’aggancio tra età pensionabile e aspettativa di vita, introdotto oltre 15 anni fa, torna ad applicarsi dopo diverse sospensioni e sterilizzazioni temporanee.

Quadro normativo: l’automatismo legato alla longevità - Il principio dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita deriva dall’art. 12 D.L. 78/2010, convertito nella L. 122/2010, successivamente rafforzato dall’art. 24 D.L. 201/2011 (riforma Fornero).
La regola, come modificata, da ultimo, dal D.L. 4/2019, è semplice nella teoria: ogni 2 anni i requisiti di accesso alla pensione vengono adeguati alla variazione della speranza di vita rilevata dall’Istat, confrontando il biennio di riferimento col biennio ancora precedente; l’aumento si applica sia ai requisiti anagrafici sia a quelli contributivi. Negli ultimi anni, tuttavia, il meccanismo ha subito varie sospensioni e rinvii. In particolare, l’adeguamento è stato congelato fino al 31.12.2026 per la generalità delle prestazioni, a causa del riscontrato decremento della speranza di vita post-Covid. Con il nuovo ciclo di aggiornamento, dunque, il sistema torna a funzionare a pieno regime.

Cosa cambia dal 2027: i nuovi requisiti - La circolare Inps chiarisce che il prossimo adeguamento complessivo, per il biennio 2027-2028, è pari a 3 mesi, ma verrà applicato gradualmente. Nel dettaglio:
- dal 1.01.2027 l’aumento sarà limitato a 1 mese;
- dal 1.01.2028 scatteranno altri 2 mesi, completando l’incremento complessivo di 3 mesi.
Di conseguenza, in merito alla pensione di vecchiaia sono da considerarsi i seguenti requisiti:
- fino al 2026: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi (più un importo soglia almeno pari all'assegno sociale per chi è privo di contributi al 31.12.1995);
- dal 2027: il requisito anagrafico aumenta in misura pari a 67 anni e 1 mese;
- dal 2028: il requisito anagrafico aumenta in misura pari a 67 anni e 3 mesi.
Resta invariato il requisito contributivo minimo di 20 anni per l’accesso alla prestazione.
Lo stesso accadrà alla pensione di vecchiaia contributiva, che si ottiene attualmente con 71 anni di età e 5 di contribuzione, il cui requisito anagrafico salirà in misura pari al 71 anni e 1 mese dal 2027 e a 71 anni e 3 mesi a partire dal 2028.
Per ulteriori casistiche, alleghiamo specifici approfondimenti sulla materia.

Indicazioni operative per i professionisti - Per consulenti del lavoro, commercialisti e operatori del settore previdenziale, la circolare Inps n. 28/2026 suggerisce alcune verifiche operative che diventano sempre più rilevanti:
- ricostruire con precisione la data di maturazione dei requisiti, perché pochi giorni possono fare la differenza tra vecchio e nuovo requisito;
- verificare i canali alternativi di uscita (anticipata, totalizzazione, cumulo), che possono evitare gli effetti dell’aumento;
- valutare riscatti o versamenti volontari, soprattutto quando pochi mesi di contribuzione consentono di anticipare la maturazione del diritto;
- prestare attenzione alle finestre mobili, che continuano ad incidere sulla decorrenza effettiva della pensione.
L’aumento di 1 o 3 mesi può sembrare marginale. In realtà, nella pratica professionale questi piccoli scatti diventano spesso il punto decisivo delle consulenze.
Il paradosso della previdenza italiana è proprio questo: un sistema costruito su grandi numeri finanziari, ma in cui la differenza per il singolo lavoratore si gioca spesso su poche settimane di contributi. Ed è proprio lì che la consulenza previdenziale torna a fare la differenza.