Dopo alcuni anni di “tregua”, il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita torna a farsi sentire. La circolare Inps n. 28/2026 interviene infatti a fornire le indicazioni operative sul prossimo aggiornamento dei requisiti anagrafici e contributivi, che entrerà in vigore dal 1.01.2027.
Per i professionisti che assistono lavoratori e aziende, non si tratta di una novità improvvisa, ma di un ritorno alla normalità del sistema previdenziale italiano: l’aggancio tra età pensionabile e aspettativa di vita, introdotto oltre 15 anni fa, torna ad applicarsi dopo diverse sospensioni e sterilizzazioni temporanee.
Quadro normativo: l’automatismo legato alla longevità - Il principio dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita deriva dall’art. 12 D.L. 78/2010, convertito nella L. 122/2010, successivamente rafforzato dall’art. 24 D.L. 201/2011 (riforma Fornero).
La regola, come modificata, da ultimo, dal D.L. 4/2019, è semplice nella teoria: ogni 2 anni i requisiti di accesso alla pensione vengono adeguati alla variazione della speranza di vita rilevata dall’Istat, confrontando il biennio di riferimento col biennio ancora precedente; l’aumento si applica sia ai requisiti anagrafici sia a quelli contributivi. Negli ultimi anni, tuttavia, il meccanismo ha subito varie sospensioni e rinvii. In particolare, l’adeguamento è stato congelato fino al 31.12.2026 per la generalità delle prestazioni, a causa del riscontrato decremento della speranza di vita post-Covid. Con il nuovo ciclo di aggiornamento, dunque, il sistema torna a funzionare a pieno regime.
Cosa cambia dal 2027: i nuovi requisiti - La circolare Inps chiarisce che il prossimo adeguamento complessivo, per il biennio 2027-2028, è pari a 3 mesi, ma verrà applicato gradualmente. Nel dettaglio:
- dal 1.01.2027 l’aumento sarà limitato a 1 mese;
- dal 1.01.2028 scatteranno altri 2 mesi, completando l’incremento complessivo di 3 mesi.
Di conseguenza, in merito alla pensione di vecchiaia sono da considerarsi i seguenti requisiti:
- fino al 2026: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi (più un importo soglia almeno pari all'assegno sociale per chi è privo di contributi al 31.12.1995);
- dal 2027: il requisito anagrafico aumenta in misura pari a 67 anni e 1 mese;
- dal 2028: il requisito anagrafico aumenta in misura pari a 67 anni e 3 mesi.
Resta invariato il requisito contributivo minimo di 20 anni per l’accesso alla prestazione.
Lo stesso accadrà alla pensione di vecchiaia contributiva, che si ottiene attualmente con 71 anni di età e 5 di contribuzione, il cui requisito anagrafico salirà in misura pari al 71 anni e 1 mese dal 2027 e a 71 anni e 3 mesi a partire dal 2028.
Per ulteriori casistiche, alleghiamo specifici approfondimenti sulla materia.
Indicazioni operative per i professionisti - Per consulenti del lavoro, commercialisti e operatori del settore previdenziale, la circolare Inps n. 28/2026 suggerisce alcune verifiche operative che diventano sempre più rilevanti:
- ricostruire con precisione la data di maturazione dei requisiti, perché pochi giorni possono fare la differenza tra vecchio e nuovo requisito;
- verificare i canali alternativi di uscita (anticipata, totalizzazione, cumulo), che possono evitare gli effetti dell’aumento;
- valutare riscatti o versamenti volontari, soprattutto quando pochi mesi di contribuzione consentono di anticipare la maturazione del diritto;
- prestare attenzione alle finestre mobili, che continuano ad incidere sulla decorrenza effettiva della pensione.
L’aumento di 1 o 3 mesi può sembrare marginale. In realtà, nella pratica professionale questi piccoli scatti diventano spesso il punto decisivo delle consulenze.
Il paradosso della previdenza italiana è proprio questo: un sistema costruito su grandi numeri finanziari, ma in cui la differenza per il singolo lavoratore si gioca spesso su poche settimane di contributi. Ed è proprio lì che la consulenza previdenziale torna a fare la differenza.
