Le donne sono il 51% dei pensionati italiani ma incassano il 44% della spesa pensionistica. Il XXV Rapporto annuale Inps mostra che l’età di uscita è ormai la stessa per uomini e donne. Il divario si è spostato altrove: nelle carriere, nei contributi, negli assegni.
Più spesa, non più pensionati - Al 31.12.2025 i pensionati erano 16,4 milioni e l’importo lordo complessivo delle pensioni ha raggiunto 371 miliardi di euro. La divisione per sesso:- uomini: 7.969.935 pensionati, 207,1 miliardi di euro l’anno, 2.165,78 euro lordi medi al mese;- donne: 8.418.214 pensionate, 163,6 miliardi di euro l’anno, 1.619,39 euro lordi medi al mese.Rispetto al 2024 l’importo medio mensile è cresciuto dell’1,3%.Pensioni ricche agli uomini, pensioni povere alle donne - Il divario nasce dal tipo di pensione. Il 66% delle pensioni anticipate va agli uomini: è la categoria più generosa, con un importo medio di 2.162 euro al mese. Le donne prevalgono invece nelle pensioni di vecchiaia (61%), nelle pensioni e assegni sociali (62%) e nelle pensioni ai superstiti (87%).Anche a parità di categoria, superstiti esclusi, le donne prendono meno. Gli importi medi mensili del 2025: anticipata/anzianità, 2.310,61 euro gli uomini, 1.876,93 le donne; vecchiaia, 1.271,60 euro gli uomini, 880,09 le donne; invalidità, 1.285,41 euro gli uomini, 905,55 le donne; superstiti, 583,32 euro gli uomini, 912,28 le donne.Stessa età di uscita, 30 anni dopo - Sull’età di pensionamento il divario di genere è sparito. Nel 1995 i dipendenti privati andavano in pensione di vecchiaia a circa 61 anni gli uomini e 57 le donne. Nel 2025 escono a 67,1 anni gli uomini e 67,3 le donne. La svolta è la riforma Monti-Fornero del 2011: ha alzato i requisiti e li ha legati alla...