Oltre alle eclatanti novità in tema di assistenza, fisco e sicurezza, il c.d. “Governo del cambiamento” si segnala anche per un clamoroso ritorno di fiamma: la CIGS per le aziende cessate, uno strumento assistenziale che le più recenti riforme del lavoro avevano prima ridimensionato (L. 92/2012), poi cancellato (D.Lgs. 148/2015).
Il perché di tali provvedimenti era da rinvenire, evidentemente, nei frequenti abusi e nel tradimento della ratio di un istituto che era stato concepito per vincolare i lavoratori all'azienda nei periodi transitori di crisi, in modo da dissuaderli a cercare altra occupazione e quindi a impedire la dispersione delle relative professionalità.
In particolare, il mantenimento in vita di un siffatto ammortizzatore sociale per un'azienda non più in grado di riaprire i battenti, comportava un paio di inconvenienti fondamentali: da un lato, inchiodava i lavoratori a una condizione di disoccupazione spesso per periodi molto lunghi e ingiustificabili sul piano economico; dall'altro, impediva la gestione di una transizione verso una nuova fase economica.
La nuova disciplina contenuta nel D.L. 109/2018, si prefigge tuttavia di superare questi aspetti negativi in due modi:
- fissando un termine non superiore a 12 mesi;
- legando il beneficio in questione alla sussistenza di concrete prospettive di cessione dell'attività, ovvero a piani di reindustrializzazione, oppure ancora a specifici...