L'immigrazione è una questione particolarmente delicata che, negli ultimi anni, purtroppo, si è prestata a false e fuorvianti strumentalizzazioni politiche. Posta essenzialmente (e capziosamente) in termini di invasione, assalto alle coste, difesa dei confini, quando non addirittura di sostituzione etnica, essa ha ingenerato in una larga fetta dell'opinione pubblica un sentimento di diffusa avversione e ostilità nei confronti degli stranieri. Così facendo, però, si è persa la reale portata del fenomeno migratorio che invece presenta aspetti sociali, economici e culturali molto più complessi e che vanno ben al di là della lotta gli sbarchi. Il primo di questi aspetti riguarda il lavoro e l'occupazione.
Come noto, l'ingresso dei lavoratori stranieri è regolamentato attraverso un Decreto-flussi annuo. L'ultimo che ha avuto una portata significativa, con quasi 100.000 ingressi di lavoratori non stagionali, risale addirittura al 2011, mentre negli anni successivi si è assistito a una drastica riduzione delle quote d'accesso che, peraltro, sono state prevalentemente spostate su “altri motivi” come quelli umanitari o di ricongiungimento familiare.
Secondo uno studio di Unioncamere, nel prossimo triennio il nostro Paese avrà bisogno di circa 2,5 milioni di occupati, soprattutto nei settori edile, manifatturiero, di cura e assistenza alla persona. Ma la maggiore...