Consulenza aziendale, commerciale e marketing
11 Marzo 2026
Perché le decisioni di studio hanno tempi biblici
L'analisi delle motivazioni (paura, mancanza di tempo, condivisione delle scelte) che portano a posticipare ciò che è necessario per l'organizzazione dello studio professionale.
C'è una battuta che circola tra i consulenti organizzativi e la conosco bene perché la racconto spesso ai miei clienti: "Quanto ci vuole per cambiare una lampadina in uno studio professionale? Tre anni. Uno per decidere che è fulminata, uno per valutare le alternative, uno per rimandare ancora". Ridono tutti. Poi abbassano lo sguardo. Sanno che il problema è reale, è diffuso ed è costoso. Non in senso metaforico: in senso letterale, economico, competitivo. Ogni mese perso tra la decisione e l'attuazione è un mese in cui il mercato si muove, i clienti si abituano ad aspettarsi di più e i concorrenti, quelli più svegli, si posizionano meglio. Eppure, tra i commercialisti e i consulenti del lavoro questa distanza temporale tra il "bisogna fare qualcosa" e il "lo facciamo" è spesso abissale. Ma prima di giudicare, chiediamoci: perché accade? Quali sono le radici di questo immobilismo che tanto assomiglia, guardandolo dall'esterno, a una forma di autolesionismo professionale?Prima ragione: la paura travestita da prudenza - Il professionista italiano ha un rapporto antico e complicato con il rischio. La formazione universitaria, il tirocinio, l'esame di Stato: tutto l'impianto culturale della professione è costruito sulla certezza, sulla norma, sul riferimento preciso. L'errore ha conseguenze. L'improvvisazione è pericolosa. Questo è giusto quando si parla di dichiarazioni fiscali o di contratti di lavoro. Diventa paralizzante quando si applica alla scelta di un...