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Consulenza aziendale, commerciale e marketing 22 Maggio 2026

Perché mi sento in colpa a usare l'AI in studio?

Il professionista del futuro non sarà quello che lavora di più, ma quello che lavora meglio. Eppure, qualcosa ancora ci frena.

Sei davanti al computer e hai appena utilizzato uno strumento di intelligenza artificiale per abbozzare una relazione, sintetizzare una circolare dell'Agenzia delle Entrate, strutturare una risposta a un cliente complicato. Il risultato è buono. Tu lo hai rivisto, corretto, migliorato con la tua competenza. Hai fatto il tuo lavoro, dunque. Eppure, ti sei guardato intorno come se stessi facendo qualcosa di “illecito”.Quella sensazione ha un nome: si chiama “senso di colpa” e tra i professionisti italiani (commercialisti e consulenti del lavoro in testa) è più diffusa di quanto si pensi. Perché? Da dove origina tutto ciò? E come superarlo?Partiamo dal porre le basi con chiarezza: l'AI è legale, è normata, è persino oggetto di obblighi di legge; infatti, dal 10.10.2025 è in vigore la L. 132/2025, che all'art. 13 impone a tutti i professionisti (commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, notai, ecc.) di informare i propri clienti dell'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale, in forma chiara, semplice ed esaustiva. Non è questa una raccomandazione, è un vero e proprio obbligo. Lo Stato, pertanto, ha già deciso che l'AI farà parte del tuo lavoro professionale.E allora perché ci vergogniamo? La risposta non è tecnica in questo caso, è culturale. Affonda le radici in una visione del lavoro intellettuale profondamente radicata: il professionista vale per quanto “soffre”. La fatica è virtù. Le ore passate sul fascicolo sono la misura...

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