Le correlazioni tra processo penale e procedimento tributario, avendo come medesimo presupposto il fatto fiscale che si prefigura come unitario, pongono la necessità di chiarire come ci si debba comportare al cospetto delle risultanze di accertamenti presuntivi del citato fatto, la loro disamina in giudizio e la possibilità di utilizzo di tali elementi da parte del giudice penale. Infatti, nonostante il tanto declamato e affermato doppio binario, l’inevitabile intersezione tra i 2 processi conduce a ritenere che tale criterio sia evidentemente in crisi.
In teoria, secondo il sistema del doppio binario, successivamente alla riforma del 2000, i 2 procedimenti, amministrativo e penale, vengono posti in parallelo, ragion per cui (sempre in teoria) i giudici tributari e quelli penali chiamati a pronunciarsi riguardo al medesimo “fatto” (l’evasione fiscale), possono seguire autonomamente i propri procedimenti e dunque giungere anche a conclusioni opposte. Nella pratica tale teorizzazione risulta sempre più sfumata.
L’argomento, segnatamente l’utilizzo delle presunzioni amministrative e la loro confluenza nel procedimento penale, è stato di recente oggetto di un intervento della Suprema Corte (Cass. pen., Sez. III, sent. 24.01.2022, n. 2515) che conferma la responsabilità dichiarata dalla Corte d’Appello di Milano nei confronti di un soggetto ritenuto responsabile del reato ex art. 5 D.Lgs. 74/2000,...