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Diritto 25 Maggio 2021

Processo tributario e legittima acquisizione di atti

L'ingresso di atti facenti già parte del provvedimento impositivo ma non prodotti in giudizio, non costituisce un'integrazione probatoria vietata ex art. 7, D.Lgs. 546/1992.

Viene emesso un atto impositivo cui risulta allegato il relativo PVC preliminarmente redatto. Agli atti del processo tributario perviene soltanto l’atto di accertamento e non il processo verbale. La Commissione tributaria può disporre l'acquisizione di tale atto “non pervenuto”, in quanto parte integrante dell’accertamento contestato? Oppure in tal caso si realizzerà il divieto di integrazione probatoria sancito dall’art. 7, c. 1, D.Lgs. 546/1992? Ebbene, la risposta non può che essere nel senso della legittimità dell'integrazione, trattandosi di un'attività comunque preordinata a definire la completezza di un atto (quello d’accertamento) stante già agli atti processuali, nonché funzionale all’integrazione del contraddittorio e indubbiamente conciliabile con la natura di impugnazione-merito propria del processo tributario. Tali principi, desunti da un recente intervento della Suprema Corte (Cass. civ. Sez. V, ordinanza 11.05.2021, n. 12383) offrono uno spunto di riflessione sui principi che presiedono lo svolgimento del processo tributario. Tale tipologia di processo poggia ordinariamente su un principio misto di natura acquisitiva-dispositiva, nel cui contesto sono riconosciuti al giudice precisi poteri. Il procedimento risulterebbe quindi, al pari di quello amministrativo, connotato da un'evidente asimmetria tra la posizione della parte pubblica, garante della...

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