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Società e contratti 03 Aprile 2026

Qualifica di imprese culturali e creative: esclusi gli enti non profit

Con il documento di ricerca del 30.03.2026, il CNDCEC e la FNC esaminano in maniera sistematica la disciplina delle imprese culturali e creative (ICC), prevista dall’art. 25 L. 27.12.2023, n. 206.

Il documento inquadra le imprese culturali e creative (ICC) come asset strutturale dell’economia italiana e ne illustra numeri, disciplina, procedura di riconoscimento, criticità e prospettive di sviluppo.Ruolo e numeri del settore - La cultura è descritta come settore strategico, con effetti diretti su PIL, occupazione qualificata e competitività, e forte effetto moltiplicatore su turismo, manifattura, servizi avanzati e rigenerazione urbana. Il sistema produttivo culturale e creativo genera 112,6 miliardi di valore aggiunto, circa 1,5 milioni di occupati, oltre 289.000 imprese e circa 27.700 enti non profit culturali, con un moltiplicatore di 1,7 euro per ogni euro prodotto che porta il valore complessivo a circa 303 miliardi (15,5% dell’economia). Le imprese culturali e creative attive sono circa 301.577 (6,5% del totale), con oltre 589.000 addetti, dimensione media di 2 addetti per impresa, forte uso di collaborazioni e alte competenze di creatività e comunicazione.Disciplina e definizione di ICC – Gli artt. 25 e 26 L. 27.12.2023 n. 206 hanno introdotto la qualifica di impresa culturale e creativa per qualsiasi ente (incluse società, lavoratori autonomi, ETS commerciali, imprese sociali, fondazioni) che svolga in via esclusiva o prevalente attività di ideazione, produzione, valorizzazione, gestione di beni, attività e prodotti culturali, con soggettività passiva d’imposta in Italia. Rientrano nel perimetro beni culturali ex D.Lgs. 42/2004 e...

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