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Accertamento, riscossione e contenzioso 12 Giugno 2026

Quando il Fisco entra nel conto corrente dell’impresa

La nuova riscossione sui conti correnti trasforma il debito fiscale in un rischio immediatamente finanziario, imponendo alle imprese una governance preventiva dei ruoli, delle rateazioni e dei flussi di cassa.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione sta preparando una campagna di circa 120.000 pignoramenti presso terzi, con particolare concentrazione territoriale in Lazio, Lombardia e Campania. Il dato non descrive soltanto un rafforzamento dell’attività esecutiva, ma indica una scelta di metodo: orientare la riscossione verso i rapporti bancari, dove la liquidità dell’impresa è immediatamente visibile, vincolabile e, nei limiti di legge, destinabile al soddisfacimento del credito erariale.
La riscossione si sposta così dai beni da ricercare, stimare e liquidare alla liquidità già presente nei rapporti bancari, dove le disponibilità dell’impresa possono essere bloccate con effetto immediato. La banca, ricevuto l’atto, deve vincolare le somme presenti sul conto nei limiti del debito azionato e, ricorrendone i presupposti, destinarle al pagamento del credito erariale.
Per l’impresa l’effetto è immediato. Ciò che fino al giorno prima appariva come cassa utilizzabile per fornitori, dipendenti, imposte correnti e rate bancarie può diventare una disponibilità bloccata. Il conto corrente smette così di essere una semplice evidenza bancaria e diventa il punto più vulnerabile della continuità aziendale. Il vincolo, infatti, non sottrae soltanto denaro disponibile. Può spezzare l’ordine dei pagamenti, incrinare la fiducia delle controparti e spostare il debito tributario dal piano giuridico a quello, molto più fragile, della sopravvivenza finanziaria.

Il fondamento giuridico è nell’art. 72-bis D.P.R. 602/1973, che consente all’agente della riscossione di impartire al terzo un ordine di pagamento diretto, entro il limite del credito azionato. L’art. 19, dopo il riordino attuato dal D.Lgs. 110/2024, collega la dilazione alla temporanea difficoltà del debitore. Il D.M. 27.12.2024 ha trasformato la temporanea difficoltà economico-finanziaria in una condizione verificabile mediante indicatori oggettivi. La rateazione non dipende quindi soltanto dall’istanza del contribuente, ma dalla capacità di documentare una tensione finanziaria effettiva.
La fatturazione elettronica consente all’amministrazione di acquisire una conoscenza tempestiva delle operazioni economiche e di utilizzare tali informazioni per individuare rapporti potenzialmente aggredibili. L’efficienza dell’azione esecutiva aumenta, ma con essa cresce l’esigenza di garanzie effettive. Un sistema più capace di intercettare i flussi deve essere anche più rigoroso nel qualificarli, poiché non ogni movimento esprime ricchezza disponibile e non ogni saldo rivela una stabile capacità finanziaria.

La gestione del debito fiscale deve entrare nel controllo di tesoreria. Non basta conoscere l’importo complessivo dei carichi. Occorre distinguere ruoli contestabili, cartelle notificate, avvisi esecutivi, posizioni sospese, rateazioni decadute e debiti prescritti. Il consulente non può limitarsi a negoziare la dilazione. Deve costruire un fascicolo di rischio, con scadenzario, verifica delle notifiche, simulazione degli effetti finanziari e piano di continuità dei pagamenti essenziali.
Per anni il debito tributario è stato considerato una variabile negoziabile nel tempo, separata dalla gestione caratteristica. Quando l’agente della riscossione attiva il pignoramento presso terzi, l’effetto giuridico diventa gestionale. La liquidità perde neutralità contabile e diviene presidio tra obbligazione tributaria e sopravvivenza operativa.

L’efficienza del recupero erariale resta un obiettivo pubblico necessario. Tuttavia, in un’economia di imprese sottocapitalizzate, l’esecuzione deve misurarsi con proporzionalità e tutela dei flussi vitali. La vera modernizzazione non consiste nel colpire più rapidamente, ma nel rendere più razionale l’incontro tra interesse fiscale e tenuta produttiva. Quando il Fisco entra nel conto corrente, non trova soltanto denaro. Trova il luogo fragile in cui il debito pubblico del contribuente si confronta con la sua possibilità di restare impresa vivente.