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Accertamento, riscossione e contenzioso 16 Marzo 2026

Quando il visto diventa rischio patrimoniale del professionista

La recente giurisprudenza tributaria evidenzia come il visto di conformità costituisca un presidio effettivo di garanzia e controllo, la cui inosservanza può convertire l’errore del professionista in una diretta esposizione patrimoniale.

Il professionista che appone il visto di conformità su dichiarazioni Iva senza aver verificato la correttezza dei documenti rischia conseguenze gravi se svolge il proprio incarico solo in modo superficiale. È quanto conferma, con la sentenza 26.02.2026, n. 7647, la Terza Sezione penale della Corte di Cassazione che affronta il tema di sottoporre a sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente i beni del commercialista che abbia concorso, mediante l’apposizione del visto di conformità in assenza dei controlli prescritti, alla realizzazione di reati tributari commessi nell’interesse di un soggetto collettivo. La vicenda trae origine da un procedimento nel quale al professionista veniva contestato di avere omesso i controlli di legge in sede di apposizione del visto di conformità ex art. 35 D.Lgs. 241/1997 su dichiarazioni Iva. Secondo l’impostazione recepita prima in sede cautelare e successivamente confermata dalla Corte, tale omissione avrebbe agevolato l’emersione di crediti d’imposta falsi o inesistenti, poi indebitamente compensati mediante modelli F24 inviati da un diverso consulente concorrente, determinando così il mancato versamento degli importi dovuti.Secondo la tesi difensiva, il profitto del professionista avrebbe dovuto essere commisurato al solo onorario riscosso, mancando evidenza di un ritorno economico ulteriore connesso al beneficio fiscale del cliente. La Suprema Corte, tuttavia, ha rigettato tale interpretazione riduttiva....

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