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Paghe e contributi 28 Aprile 2026

Quando una paga troppo bassa diventa sfruttamento del lavoro

Il pagamento di compensi sensibilmente inferiori ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali può configurare il reato di sfruttamento del lavoro, ma servono determinate condizioni.

Esistono casi in cui il pagamento di compensi sensibilmente inferiori ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali può configurare il reato di sfruttamento del lavoro? La risposta della Cassazione (sentenza n. 430/2026) è affermativa, anche se non in assoluto, ma solo al verificarsi di determinate condizioni.La vicenda vede come protagonisti alcuni lavoratori impiegati presso un distributore di carburante che percepivano paghe di poche centinaia di euro al mese, a fronte di orari di lavoro di gran lunga superiori a quelli previsti dal contratto e dichiarati in busta paga. Ma non è tutto: oltre a una retribuzione reale decisamente sotto i minimi contrattuali, ai dipendenti non venivano riconosciuti né gli straordinari e né la tredicesima e se qualcuno osava protestare spesso diveniva vittima di pressioni o minacce. Una realtà che la Corte di Cassazione non ha esitato a definire come un “meccanismo strutturato e consapevole, costruito per sfruttare lavoratori che, pur di conservare il posto, erano disposti ad accettare condizioni che in condizioni normali non avrebbero mai tollerato”.Il principio evidenziato dagli Ermellini con la sentenza è che “quando un datore di lavoro approfitta della debolezza economica di un dipendente per imporgli condizioni retributive gravemente inadeguate, il terreno su cui si muove non è più solo quello del diritto civile”, ma interessa anche l’ambito penale, ossia l’art. 603-bis c.p. (che disciplina...

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