RICERCA ARTICOLI
Società e contratti 08 Ottobre 2026

Quorum deliberativi: l’astensione non è un voto neutro

Il voto non espresso a favore può incidere sull’esito quanto un voto contrario. La vera questione è stabilire quando l’astenuto resta nella base di calcolo e quando lo statuto può escluderlo.

Nelle deliberazioni assembleari di S.p.A. e S.r.l., l’astensione non è giuridicamente assimilabile a un voto contrario, poiché il socio che si astiene non manifesta un dissenso rispetto alla proposta sottoposta all’assemblea. Ciò non esclude, tuttavia, che essa possa produrre effetti sostanzialmente equivalenti ai fini dell’esito della decisione. Quando, infatti, la partecipazione riferibile al socio astenuto continua a concorrere alla determinazione della base di calcolo del quorum deliberativo, la mancata espressione di un voto favorevole può impedire il raggiungimento della maggioranza richiesta. Nelle S.p.A. come nelle S.r.l., il problema non riguarda quindi la qualificazione dell’astensione quale voto negativo, bensì la sua incidenza sulla formazione della maggioranza assembleare.Nelle società per azioni il riferimento centrale è l’art. 2368, c. 3 c.c. La disposizione esclude dal calcolo della maggioranza e della quota di capitale richiesta per approvare la deliberazione le azioni per le quali il diritto di voto non sia stato esercitato a seguito della dichiarazione di astensione per conflitto di interessi. La neutralizzazione prevista per il conflitto di interessi induce a ritenere che, negli altri casi, la mancata espressione del voto continui a incidere sul quorum deliberativo, non come voto contrario, ma quale partecipazione ancora compresa nella base di calcolo della maggioranza.Si consideri, ad esempio, un’assemblea nella quale siano...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.