A quasi 2 anni di distanza dall'entrata in vigore del reddito di cittadinanza, avvenuta nel marzo del 2019, è possibile tirare le prime somme sull'efficacia della misura in questione, nata, ricordiamolo, con un duplice intento: contrastare la povertà e aumentare l'occupazione. Diciamo subito che su questo secondo fronte i risultati sono stati pressoché nulli, dal momento che sino a oggi solo pochissimi fortunati hanno trovato lavoro.
Le ragioni di un risultato così deludente sono molteplici e vanno dall'inefficienza dei Centri per l'impiego alla scarsa occupabilità dei destinatari dovuta a età avanzata, problemi di salute, bassa istruzione o altro ancora. Non hanno neppure funzionato i cosiddetti PUC (progetti utili alla collettività) posti in capo ai Comuni, che prevedono la possibilità di utilizzare i percettori del reddito in attività di interesse artistico, culturale, sociale, formativo e ambientale. Hanno pesato in questo caso i numerosi vincoli e limiti posti dalla normativa per evitare il ripetersi dei fenomeni di precarietà accaduti in passato con gli LSU (lavoratori socialmente utili), vale a dire quei lavoratori posti in Cigs che furono impiegati in attività di pubblico interesse e che ancor oggi sono oggetto di costose politiche di stabilizzazione presso gli enti utilizzatori.
Non va trascurata, infine, la grave crisi recessiva di questi giorni che, in ogni caso,...