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Lavoro 22 Gennaio 2021

Reddito di emergenza, che confusione

La contemporanea presenza di vari strumenti di contrasto alla povertà non facilita l'intervento statale.

A poco più di un anno di distanza dall'istituzione del reddito di cittadinanza, il Governo italiano si è visto improvvisamente costretto a varare un'altra misura di contrasto alla povertà: il reddito di emergenza, rivolto ai nuclei familiari in condizioni di necessità economica a causa dell'epidemia da Covid-19. Introdotto col Decreto Rilancio di maggio, era inizialmente previsto per sole 2 mensilità fino a un massimo di € 800 ma le successive riaperture delle domande, l'ultima delle quali scaduta il 30.11 scorso, hanno portato a 5 tale limite. Questi i requisiti richiesti: residenza in Italia; reddito mensile familiare inferiore all'importo del REM; patrimonio mobiliare inferiore a € 10.000 (più € 5.000 per ogni componente familiare fino ad un massimo di € 20.000); ISEE inferiore a € 15.000; non percezione di altre provvidenze statali (pensioni, bonus, reddito di cittadinanza, NASPI, ecc.). Vale la pena evidenziare che nel caso in cui da un controllo o verifica dovesse emergere la mancanza di uno dei requisiti, il beneficiario sarà tenuto alla restituzione di quanto percepito ed incorrerà nelle sanzioni previste dalla legge. Perché non ha funzionato? Malgrado il lodevole intento di arginare la povertà (magari mettendo da parte la presunzione di abolirla), i primi risultati riscontrati sono stati inferiori alle aspettative. Su una platea potenziale di poco...

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