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Accertamento, riscossione e contenzioso 17 Luglio 2026

Responsabilità commercialista: il Fisco deve provare il concorso

La direttiva dell’Agenzia delle Entrate riduce il rischio di automatismi dopo la Cassazione, ma lascia aperto il nodo più pratico: quando il consulente deve fermarsi davanti a una dichiarazione che ritiene irregolare.

La responsabilità del commercialista negli illeciti tributari dei clienti non può nascere dal solo invio telematico della dichiarazione. È questo il punto centrale della direttiva interna con cui l’Agenzia delle Entrate prova a ricondurre a sistema le indicazioni arrivate dalla Cassazione nel 2026 e dal Mef, dopo l’interrogazione parlamentare del 15.04.2026. Non è una sanatoria preventiva per gli intermediari. Sarebbe una lettura comoda, ma sbagliata. Il messaggio è diverso: se l’Ufficio vuole contestare il concorso del consulente, deve ricostruire il fatto, spiegare il ruolo svolto e dimostrare un contributo causale consapevole alla violazione.Il terreno resta quello dell’art. 9 D.Lgs. 472/1997, norma che disciplina il concorso nelle violazioni amministrative tributarie. La direttiva, secondo quanto emerge dalle indicazioni diffuse, sceglie una linea molto vicina alla logica penalistica. Non basta indicare il professionista come trasmittente. Non basta neppure osservare che egli assiste abitualmente la società. Occorre provare che abbia ideato, favorito o agevolato l’operazione, con un apporto materiale, omissivo o anche psicologico. Si pensi al consulente che costruisce lo schema, suggerisce il comportamento illecito, tace davanti a irregolarità evidenti oppure rafforza nel cliente la scelta di procedere. La Cassazione, con le ordinanze 12.03.2026, nn. 5638 e 5639 e poi con l’ordinanza 27.04.2026, n. 11372, aveva riacceso la questione. Il principio più...

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