A seguito del proliferare dei fenomeni di criminalità organizzata sul territorio europeo, l'Unione ha introdotto negli Stati membri una serie di misure di contrasto. In attuazione della legge delega 300/2000 è stato emanato il D.Lgs. 231/2001. Con tale intervento sono state fissate le regole che individuano la responsabilità amministrativa dell'ente per i reati commessi dai propri dirigenti, amministratori o dipendenti in favore e a beneficio dell'ente stesso. La normativa sulla responsabilità delle persone giuridiche ha rappresentato, per il nostro ordinamento, un grande passo in avanti nello sviluppo della civiltà giuridica. Anche se rimasta per lungo tempo poco applicata, da qualche anno si è assistito ad una graduale osservanza di tali norme, pena l'irrogazione di sanzioni da parte della Guardia di Finanza.
L'originaria riluttanza all'adozione del modello proposto dal D.Lgs. 231/2001, oneroso sia da un punto di vista economico che procedurale, risiede nella mancanza di una garanzia che la sua adozione possa essere immune da contestazioni. Infatti, per evitare la responsabilità della società in caso di accertamento e contestazione di taluni reati commessi dai propri dirigenti, non è sufficiente la presenza di un adeguato modello organizzativo, dovendo provarne anche il reale utilizzo e la sua incisiva attuazione al fine di prevenire il verificarsi di tali reati. Di conseguenza, la...