Accertamento, riscossione e contenzioso
24 Marzo 2026
Retroattività delle sanzioni favorevoli e primato UE
Una recente pronuncia di merito disapplica il divieto di retroattività delle sanzioni tributarie più favorevoli, ritenendolo incompatibile con il diritto UE. Riemerge il principio del favor rei quale parametro vincolante anche nel sistema sanzionatorio amministrativo tributario.
La sentenza della C.G.T. di primo grado di Roma n. 2288/2026 ha affrontato in modo diretto uno dei nodi più delicati della recente riforma del sistema sanzionatorio tributario, ovvero la compatibilità dell’art. 5 D.Lgs. 87/2024 con i principi unionali in materia di sanzioni. La disposizione, nel prevedere l’applicabilità delle nuove sanzioni alle sole violazioni commesse dal 1.09.2024, introduce una deroga espressa al principio del favor rei (tradizionalmente riconosciuto anche in ambito tributario) determinando la non retroattività delle norme più favorevoli al contribuente.Il caso concreto ha riguardato l’applicazione della sanzione per dichiarazione infedele, ridotta dal 90% al 70% della maggiore imposta accertata dalla normativa sopravvenuta, con il contribuente che ne invocava l’applicazione retroattiva in relazione a violazioni precedenti. I giudici hanno ritenuto la norma interna incompatibile con l’art. 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con l’art. 7 della CEDU, valorizzando il principio secondo cui la sanzione più favorevole deve trovare applicazione anche retroattiva quale espressione del più generale principio di legalità in materia punitiva.Il percorso argomentativo della decisione si fonda su un duplice ordine di considerazioni. In primo luogo, è stata richiamata la giurisprudenza della Corte di giustizia europea, in particolare la causa C-544/23, che ha ribadito come il principio di retroattività della lex...