Riciclaggio e autoriciclaggio, rispettivamente artt. 648-bis e 648-ter. 1 c.p., sono fattispecie incluse nel corposo catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti (art. 25-octies D.Lgs. 231/2001). Elemento portante del modello organizzativo 231, ai fini della sua elaborazione, è la mappatura delle aree/attività operative da correlare alle fattispecie del catalogo, secondo il percorso: identificazione delle aree componenti la struttura organizzativa dell’ente, individuazione delle attività svolte in ciascuna di esse, prestando attenzione a quelle c.d. sensibili, quindi si rapportano le aree identificate a tutti i reati presupposto per valutarne i relativi gradi di esposizione ai rischi di commissione.
Ad evidenza, la procedura appena descritta comporta la necessaria conoscenza delle prescrizioni dei diversi reati presupposto. Vale a dire, per stabilire se un’area, sulla base delle attività in essa svolte, è potenzialmente esposta al rischio di compimento di un reato, sono vincolanti la preliminare lettura e interpretazione dei contenuti dei reati, da declinare in termini di procedure organizzative e cioè di misure da adottare ai fini della prevenzione di possibili condotte penalmente rilevanti. Nello specifico dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio, sebbene possano apparire simili, gli elementi costitutivi delle rispettive condotte penali sono di fatto diversi. Al riguardo, la...