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Diritto 04 Maggio 2020

Ricorso per Cassazione: necessaria correlazione tra censure e decisum

L'inammissibilità di un'impugnazione in cui le censure non mostrino una puntuale attinenza con il contenuto della decisione impugnata, risulta un'evenienza spesso inevitabile.

Una censura che non dimostri di cogliere la “ratio decidendi” di una determinata pronuncia, che non contenga un esplicito sindacato, né in termini di violazione di legge, né di falsa applicazione, né tantomeno sotto il profilo della motivazione, non merita di essere ammessa al vaglio della Cassazione: tutto ciò, in quanto, la proposizione di censure prive di specifiche attinenze al decisum della sentenza impugnata risulterebbe in concreto assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi richiesti ai sensi dell'art. 366, n. 4 c.p.c. L'unica conseguenza percorribile sarà l'inammissibilità del ricorso, rilevabile peraltro anche d'ufficio. A raggiungere la suddetta conclusione è stata la V Sez. Civ. della Cassazione, con l'ordinanza 6.04.2020, n. 7688. L'intervento della Suprema Corte offre uno spunto di riflessione sulle competenze e le incombenze delle parti processuali che, come nel caso in esame, dimostrano di non attenersi ai dettami processuali, vanificando gli sforzi pregressi e ricevendo una sanzione di inammissibilità dello stesso ricorso per Cassazione. Tale mezzo di impugnazione consiste in una forma di giudizio essenzialmente priva di alcun effetto devolutivo, a critica vincolata e, soprattutto, con un oggetto di giudizio rigorosamente circoscritto dalle censure giuridiche o logiche specificamente sollevate con i singoli motivi. In questo contesto, quindi, il riporto dei...

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