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Diritto
24 Maggio 2021
Rigetto della transazione fiscale e giudice competente
Negli accordi di ristrutturazione dei debiti, il diniego dell'agevolazione o definizione agevolata deve essere impugnata avanti alla Commissione tributaria o al Tribunale fallimentare?
La prima forma di transazione fiscale è stata introdotta nell'ordinamento con il D.L. 138/2002 (art. 3). L'istituto riguardava i soli tributi erariali iscritti a ruolo ed era volto ad accertare la convenienza della proposta rispetto alla riscossione coattiva. Tale accertamento era demandato al direttore dell'Agenzia fiscale e la transazione era confinata nel campo dell'esecuzione esattoriale e quindi nell'ambito tributario, senza alcun riferimento diretto alle coeve esecuzioni concorsuali ordinarie.
È con il D.Lgs. 5/2006, contenente una riforma organica della Legge Fallimentare, che il legislatore ha introdotto il vero e proprio istituto della transazione fiscale (art. 182-ter L.F.) che, in deroga al principio di indisponibilità dei crediti tributari, prevedeva, per la prima volta, la possibilità di un accordo tra ente impositore e contribuente insolvente sul pagamento parziale non satisfattivo e sul dilazionamento del pagamento dei debiti tributari dell'insolvente, ancorché non ancora cristallizzati da iscrizioni a ruolo a titolo definitivo ed anzi nemmeno ancora iscritti a ruolo, pur con alcune rilevanti limitazioni (tributi costituenti risorse UE, IVA, ritenute fiscali) e condizioni inerenti la graduazione concorsuale.
La L. 232/2016 ha modificato l'istituto, inserendo le seguenti previsioni:
obbligatorietà della proposta di accordo sui debiti tributari;
relazione di un professionista...