Imposte dirette 26 Gennaio 2026

Rimborsi chilometrici: tra autonomia aziendale e vincoli fiscali

I rimborsi parametrati alle tabelle ACI beneficiano del regime di non imponibilità per il dipendente e di deducibilità per l'azienda. La scelta di discostarsene comporta precise conseguenze fiscali che devono essere attentamente valutate.

Nel panorama delle relazioni di lavoro, talvolta le aziende si interrogano sulla possibilità di corrispondere ai propri dipendenti rimborsi chilometrici calcolati con modalità semplificate, quali importi fissi o tariffe medie predeterminate internamente, anziché seguire puntualmente le tabelle elaborate dall'Automobile Club d'Italia (ACI). La risposta richiede una distinzione fondamentale tra profilo contrattuale e vincoli fiscali.Dal punto di vista strettamente contrattuale, nessuna norma vieta a un'azienda di adottare sistemi di rimborso chilometrico basati su importi fissi, forfettari o calcolati secondo medie aziendali. L'autonomia negoziale consente infatti al datore di lavoro di definire politiche retributive e di welfare rispondenti alle proprie esigenze organizzative. Un'impresa può dunque legittimamente riconoscere:- un rimborso a importo fisso, indipendente dal veicolo utilizzato;- un rimborso calcolato su una tariffa media interna;- un rimborso superiore alle tabelle ACI, quale forma di maggior tutela del lavoratore.La libertà contrattuale incontra però limiti significativi sul piano tributario. Secondo l’art. 51, c. 1 del Tuir, i rimborsi spese concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, salvo quanto previsto dal c. 5. Quest'ultimo disciplina il trattamento fiscale delle somme erogate ai dipendenti per trasferte fuori dalla sede di lavoro, distinguendo tra prestazioni svolte all'interno o all'esterno del territorio comunale in cui è ubicata la...

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