Adattarsi ai continui cambiamenti: mai come in questo momento ci è capitato di dover affrontare situazioni nuove, non prevedibili e non programmabili. La pandemia ci ha costretto a cambiare i nostri schemi mentali, imponendoci un cambiamento al quale ci siamo dovuti adattare molto velocemente e che non è ancora terminato. L'incertezza di cosa potrà accadere di nuovo si ripropone quotidianamente e l'aver sperimentato un qualcosa che non avremmo mai immaginato ci fa riflettere sul fatto che questa situazione di cambiamento potrebbe essere tutt'altro che transitoria.
Questo allenamento forzato al cambiamento ha però rafforzato le nostre competenze di problem solving, perché abbiamo dovuto pensare, attingendo alla nostra creatività, a nuove soluzioni e a nuove modalità di azione. Abbiamo dovuto gestire gli imprevisti e inventare nuove modalità di utilizzo del tempo, sia lavorativo che non lavorativo. Abbiamo riorganizzato la nostra vita, con e senza mascherine, abituandoci a decidere all'ultimo e cambiare programmi. Abbiamo pensato e realizzato postazioni temporanee di lavoro nelle nostre abitazioni, utilizzando quello che avevamo in casa.
Sulla gestione della complessità c'è poco da dire: eravamo abituati a ragionare in termini di causa-effetto e abbiamo dovuto fare fronte a molteplici cause che non sempre hanno determinato gli effetti che ci saremmo aspettati, perché le variabili in gioco sono molte e le certezze sono sempre meno certe. Siamo stati bersagliati da un'enormità di informazioni tra loro contrastanti, tra le quali abbiamo dovuto scegliere quelle che ci sono sembrate e ci sembrano più affidabili.
Siamo stati obbligati a un apprendimento continuo, che ci ha consentito e ci consente di tenere in allenamento la mente esplorando nuovi territori e nuove tecnologie. Volenti o nolenti abbiamo tutti imparato a muoverci nel mondo digitale per non rimanere isolati dal mondo. Abbiamo anche imparato tante nozioni mediche e c'è anche chi è riuscito ad iniziare percorsi di apprendimento del tutto nuovi grazie al maggiore tempo libero.
Nella gestione dello stress possiamo sentirci più o meno bravi, vero è che abbiamo dovuto affrontarlo tutti, sia nella nostra identità personale, sia nella nostra identità lavorativa. Abbiamo avuto, e abbiamo ancora, paura di prendere il virus e abbiamo paura di perdere il lavoro. Non sappiamo che cosa ci aspetta nei prossimi mesi e questa mancanza di certezza ci mette ansia. Anche chi apparentemente nega l'esistenza del virus e non si attiene alle misure precauzionali, in realtà patisce quanto tutti gli altri le tensioni e le paure di questo periodo, perché sente la necessità di scaricare lo stress attaccando gli altri e negando le evidenze.
E anche la nostra precisione e attenzione ai particolari è migliorata: siamo più attenti ai valori e meno alle apparenze. Il lockdown ci ha fatto maturare e ci ha fatto prendere maggiore coscienza delle nostre cose e delle nostre case. Ci ha fatto vedere come può essere la natura un po' più libera dall'inquinamento e ci ha fatto capire che per vivere bene ci bastano poche cose, semplici e naturali.
Ma alla fine tutte queste nuove esperienze che abbiamo fatto ci aiutano a comprendere che siamo diventati migliori perché, volenti o nolenti, abbiamo affrontato situazioni nuove utilizzando capacità che non pensavamo di avere. Soft skills che abbiamo tirato fuori dal cappello e che se riusciamo a continuare a utilizzare ci aiuteranno ad uscirne più forti, in modo da ripartire rafforzati nella nostra autostima che troppo spesso sottovalutiamo.
