La persona che ne è affetta presenta molteplici sintomi fisici e mentali, ad esempio stanchezza, cefalea, disturbi gastrointestinali, disturbi del sonno accompagnati da un distacco emotivo, senso di inadeguatezza e fallimento, depressione, perdita dell’entusiasmo, incapacità di recupero delle energie, depersonalizzazione, ecc. In alcuni casi il burnout può allargarsi a tutto lo studio, che entra in crisi. Per la diagnosi è necessario rivolgersi a uno specialista, perché molti sintomi singolarmente individuati caratterizzano l’attività professionale di ciascuno di noi e possono riferirsi anche ad altre patologie, per cui è molto importante farsi seguire da esperti e non procedere con il fai-da-te su internet.
Ma perché anche il professionista dell’area amministrativa è soggetto a burnout?
Perché anche l’attività professionale non strettamente medica è una relazione di aiuto, in cui il professionista molto spesso mette l’altro in primo piano, con il rischio di essere sopraffatto dalle sue richieste e dalle sue ansie. Se non si è in grado – per qualsiasi motivo – di stabilire un confine, c’è il rischio di assorbire le preoccupazioni dei clienti e farle nostre, ammalandoci noi al posto loro o insieme a loro, senza riuscire ad essere utili.
Questo rischio è stato molto forte durante il lockdown, perché i professionisti hanno lavorato senza tregua, indefessamente. Preoccupandosi per i clienti, spesso senza considerare che c’era anche la preoccupazione per il proprio studio e per i propri dipendenti, la paura di ammalarsi, l’essersi ammalati o l’aver perso dei cari.
Tra i motivi del rischio burnout ci sono anche altri fattori, quali le caratteristiche di personalità, il rapporto con il denaro, le condizioni stabili o precarie del lavoro e tanti altri ancora che possono amplificare il rischio. Ma qualunque sia la causa, è importante affrontare il problema e prevenire l’insorgere di questa sindrome prendendoci cura di noi.
Come prenderci cura di noi? Le possibili soluzioni sono tante: ognuno presenta caratteristiche peculiari che lo portano a scegliere vie diverse. Può esser utile:
- abbassare le aspettative;
- imparare a gestire bene il proprio tempo;
- fare attenzione al perfezionismo;
- dire dei No;
- distinguere tra “occuparsi” e “preoccuparsi” per le cose;
- delegare;
- gratificarsi per i piccoli risultati raggiunti, senza pensare sempre a quello che non abbiamo fatto.
- curare l’alimentazione e la dieta;
- prendersi cura del proprio fisico e della propria mente;
- dedicare del tempo alle relazioni sociali e agli amici;
- coltivare un hobby, ecc.
Farsi aiutare a trovare la forza di volontà per cambiare le nostre priorità. Perché solo così potremo aiutare gli altri, aiutando prima noi.
