Scontrini POS: addio alla conservazione decennale delle ricevute
Il decreto PNRR interviene sugli adempimenti documentali eliminando obblighi considerati ridondanti, tra cui la conservazione degli scontrini POS e la pubblicazione dei contributi pubblici nei bilanci.
Nel percorso di attuazione delle misure collegate al Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo mette mano a una serie di adempimenti che, nella pratica quotidiana di imprese e cittadini, hanno finito per appesantire la gestione documentale senza offrire reali benefici sul piano dei controlli. Tra gli interventi più significativi contenuti nella bozza di decreto PNRR emerge la scelta di eliminare l’obbligo di conservazione delle ricevute cartacee rilasciate dai terminali POS a seguito di pagamenti elettronici. Si tratta di quei documenti che accompagnano il pagamento con carta di credito, debito o prepagata e che, fino a oggi, dovevano essere conservati per 10 anni, in applicazione dell’art. 2220 c.c. Una previsione che, già da tempo, appariva scollegata dall’evoluzione dei sistemi di pagamento e dall’uso ormai quotidiano della moneta elettronica anche per importi minimi.Il decreto prende atto di questa trasformazione e chiarisce un punto spesso frainteso nella prassi: la ricevuta POS non ha natura di documento contabile e non svolge una funzione fiscale autonoma. Non è una fattura, non è uno scontrino fiscale, non è una ricevuta ai fini Iva. È, più semplicemente, un’attestazione materiale dell’avvenuto pagamento, utile al momento della transazione, ma priva di rilevanza per la redazione del bilancio o per la dichiarazione dei redditi.La relazione illustrativa che affianca la bozza normativa torna più volte su questo punto, mettendo in luce come...