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Lavoro 21 Agosto 2020

Se la Consulta smantella i Decreti Sicurezza

Nell’inerzia della classe politica, è il potere giudiziario a ristabilire gli obblighi umanitari di uno Stato di diritto.

I Decreti Sicurezza, noti anche come Decreti Salvini, costituiscono 2 tra i più significativi provvedimenti emanati durante esperienza di governo Lega-M5S. Il primo è entrato in vigore il 5.10.2018 e interviene soprattutto sul sistema di accoglienza dei migranti nel nostro Paese. La principale misura in esso contenuta è l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, vale a dire una diffusa forma di protezione della durata di 2 anni, sostituita da altri permessi specifici, molto più brevi e destinati a particolari categorie di persone. Il secondo modifica invece le norme che riguardano gli sbarchi dei profughi soccorsi in mare ed è stato approvato con molte rimostranze dal Presidente della Repubblica. Fanno molto discutere, infatti, l’art. 1 che conferisce poteri speciali al Ministro degli Interni, come quello di vietare l’ingresso nelle acque territoriali alle imbarcazioni che violano le leggi italiane in materia di immigrazione (cd. “politica dei porti chiusi”); e l’art. 2 che garantisce al Governo la possibilità di comminare ingenti multe (da 150.000 a un milione di Euro, oltre alla confisca del mezzo) ai comandanti delle navi che ignorano il divieto di ingresso di cui al precedente articolo. Per il loro carattere restrittivo, i Decreti Sicurezza sono stati oggetto di attacchi dei sindaci di grandi città come Napoli e Palermo, di alcuni presidenti di Regione e naturalmente...

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