Criticare il provvedimento del giudice tributario è sempre possibile purché le eccezioni siano adeguatamente motivate e improntate a una linea di coerenza logica.
Il controllo di ogni decisione espressa dal giudice tributario rappresenta un’operazione fondamentale al fine di valutare adeguatamente e responsabilmente se e in che termini proporre ricorso avverso una sentenza pronunciata in senso sfavorevole per il contribuente. Il giudizio è infatti un’operazione che, in quanto promanante da una persona, può essere sempre soggetta a errori di varia natura.
Uno degli errori maggiormente riscontrati nella prassi attiene alla circostanza in base alla quale sempre più spesso il giudice tributario, in concomitanza di un parallelo procedimento penale vertente sul medesimo fatto fiscale, si fa influenzare dalla decisione emessa nel distinto procedimento senza adoperarsi per rendere una motivazione ben articolata, che consenta di avere contezza della ratio delle motivazioni assunte con il proprio decisum.
Su come valutare tale contegno ci ha fornito recentemente risposta la Cassazione (Cass. Civ. Sez. 5, Ord. 14.02.2023, n. 4619) la quale ha posto in rilievo la violazione di precisi obblighi sempre censurabili in sede di ricorso dalla difesa del contribuente che intende impugnare la decisione emessa dal giudice tributario.
Il principio definito dalla Cassazione si concentra sulla rilevazione di precise circostanze, sia in fatto che in diritto. Si sostiene, in particolare, che il giudice tributario, per l’emissione del proprio giudizio non si può limitare ad asserire semplicemente...