Società e contratti 27 Gennaio 2026

Soci e utili occulti: profili aziendali e tributari a confronto

Un’analisi critica della distribuzione presunta degli utili nelle società a ristretta base sociale, tra presunzioni fiscali, onere della prova e lettura aziendale degli assetti di governance alla luce dell’evoluzione giurisprudenziale.

Il tema della presunta distribuzione di utili extracontabili nelle società a ristretta base sociale rappresenta uno dei nodi più delicati dell’interazione tra diritto tributario e analisi aziendale. La costruzione giurisprudenziale muove dall’assunto che, in presenza di un numero limitato di soci legati da vincoli personali o familiari, l’accertamento di maggiori redditi in capo alla società possa riflettersi automaticamente sui soci, quali beneficiari “naturali” degli utili non contabilizzati. Tale impostazione, pur non trovando un fondamento espresso in una norma positiva, si è consolidata come presunzione semplice, suscettibile di prova contraria. Il dibattito dottrinale e giurisprudenziale, tuttavia, evidenzia una persistente asimmetria tra la semplificazione fiscale sottesa alla presunzione e la complessità dei meccanismi di governance e di gestione finanziaria delle imprese a controllo ristretto. La presunzione opera, inoltre, anche nell’ipotesi in cui i soci siano persone giuridiche, a prescindere dalla loro natura di società di capitali o di persone, risultando dirimente esclusivamente il numero ristretto dei partecipanti e la conseguente comunanza di controllo e di indirizzo gestionale.Dal punto di vista aziendale, la nozione di “ristretta base sociale” non coincide necessariamente con una gestione accentrata o opaca. Nelle PMI, anche con pochi soci, possono sussistere assetti organizzativi articolati, politiche di autofinanziamento rigorose...

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