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Accertamento, riscossione e contenzioso 15 Aprile 2026

Società di comodo e prova contraria: l’orientamento della Cassazione

I limiti e le condizioni alla disapplicazione della disciplina antielusiva esaminati dalla Suprema Corte con l’ordinanza 24.09.2025, n. 25992.

La questione sottoposta al vaglio della Cassazione trae origine dagli avvisi di accertamento emessi nei confronti di una società a responsabilità limitata in liquidazione, già operante nel settore immobiliare. L’Ufficio accertava redditi superiori a quelli dichiarati, con conseguente recupero d’imposta, sanzioni e interessi. I giudici di prime cure rigettavano i ricorsi, ritenendo non dimostrate le condizioni oggettive idonee a giustificare la mancata produzione di reddito ai fini della disapplicazione della disciplina delle società non operative.Nel giudizio di appello, al contrario, si accoglievano le doglianze della società; in esito alla sentenza, l’Agenzia delle Entrate ricorreva per cassazione, denunciando la violazione dell’art. 30, c. 4-bis L. 724/1994 e delle regole sull’onere della prova, sostenendo che la commissione tributaria regionale avesse erroneamente riconosciuto la sussistenza di situazioni oggettive impeditive e ritenuto che la relativa dimostrazione potesse essere fornita anche in giudizio con elementi non qualificabili come effettivamente oggettivi.Ciò premesso, la Cassazione evidenzia preliminarmente che l’interpello disapplicativo (art. 37-bis, c. 8 D.P.R. 600/1973) consente di ottenere la disapplicazione delle norme antielusive quando si dimostri che, nel caso concreto, non si sarebbero potuti realizzare gli effetti elusivi presunti dal legislatore. Nell’ambito della disciplina delle società di comodo, l’art. 30, c. 4-bis L....

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