La riforma fiscale è arrivata alla sua ultima fase, quella del riordino. Il 16.09.2026, davanti alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, il viceministro dell’Economia e delle Finanze ha messo sul tavolo 2 notizie che riguardano da vicino chi lavora con le norme fiscali. La prima è il codice tributario: il testo dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro ottobre ed è stato descritto come l’epilogo della riforma. La seconda è un software che dovrebbe essere presentato nelle prossime settimane: una bussola, nella sua stessa definizione, per attraversare il passaggio ai Testi Unici senza perdersi.
Le date non sono un dettaglio. Dal 1.01.2027 il nuovo assetto entra in applicazione e tanti articoli e commi che citiamo ogni giorno cambiano numero. Il viceministro, tra l’altro, ha ricordato che l’iter delegato si è chiuso il 29.08.2026, con 29 provvedimenti all’attivo: 17 decreti legislativi, 4 correttivi e 8 Testi Unici.
Il codice tributario è il pezzo più ambizioso del disegno. L’art. 21 L. 111/2023, come modificato dalla L. 120/2025, immagina un codice in 2 parti: una generale, con gli istituti comuni del sistema fiscale, e una speciale, dedicata alle singole imposte. Nella parte generale dovranno finire, tra l’altro, i principi dello Statuto dei diritti del contribuente e una disciplina unitaria di soggetto passivo, obbligazione tributaria, sanzioni e processo. L’obiettivo dichiarato è nobile e condivisibile: chiarezza e conoscibilità delle norme, certezza dei rapporti giuridici, efficienza dell’Amministrazione Finanziaria. Sui tempi, però, vale una precisazione che non è un dettaglio. La delega fa decorrere il termine per la codificazione da 12 mesi dall’entrata in vigore dell’ultimo decreto correttivo, e i correttivi sono possibili nel biennio successivo: la scadenza, insomma, è mobile e tutt’altro che imminente.
Prima del codice, però, c’è un problema concreto e riguarda gli studi e le imprese già da gennaio. Gli 8 Testi Unici diventano operativi dal 1.01.2027: sanzioni tributarie amministrative e penali, tributi erariali minori, giustizia tributaria, versamenti e riscossione, imposta di registro e altri tributi indiretti, Iva, imposte sui redditi e, per chiudere, adempimenti e accertamento. Sulla decorrenza c’è una storia che merita di essere raccontata: i primi 5 dovevano partire dal 1.01.2026 e sono stati rinviati al 1.01.2027 dal decreto Milleproroghe; gli ultimi 3, Iva, redditi e adempimenti, sono nati già con quella data. Attenzione, poi, a non confondere 2 cose diverse: l’entrata in vigore del decreto e l’applicazione delle norme. Il Testo Unico Iva, per esempio, è in vigore dal 31.01.2026, ma si applica dal 1.01.2027. È quella la data che segna il vero spartiacque: da lì il D.P.R. 917/1986 per i redditi e il D.P.R. 633/1972 per l’Iva lasciano il posto ai rispettivi Testi Unici.
Il problema non è soltanto rintracciare il nuovo numero di articolo. La legge delega consente ai Testi Unici di coordinare le norme sotto il profilo formale e sostanziale, di migliorarne la coerenza giuridica, logica e sistematica e di abrogare espressamente le disposizioni incompatibili o superate. E non è un’ipotesi da manuale: il D.Lgs. 141/2026 contiene, accanto al riordino di adempimenti e accertamento, proprio disposizioni di coordinamento e correttive degli altri Testi Unici. Tradotto nella pratica: quando in un parere, in un ricorso o in un contratto c’è scritto “ai sensi dell’art. X”, sostituire il vecchio riferimento con il nuovo potrebbe non bastare. Occorre rileggere la norma, perché il contenuto può essere cambiato insieme al numero.
È qui che entra in gioco il software annunciato. Lo hanno realizzato insieme il Dipartimento delle Finanze, l’Agenzia delle Entrate e Sogei, e si basa su tabelle di concordanza: si parte dalla vecchia disposizione e si arriva subito alla corrispondente norma nel nuovo Testo Unico. La presentazione è attesa nelle prossime settimane. Sarà uno strumento utile, probabilmente indispensabile nei primi mesi. Ma illudersi che risolva tutto sarebbe un errore. Pareri, ricorsi, contratti, procedure interne, banche dati e software gestionali sono pieni di richiami normativi da verificare, e le tabelle accelerano la ricerca, non il giudizio: decidere cosa dice davvero la nuova disposizione e dove il coordinamento ha cambiato qualcosa o ha abrogato il vecchio testo, resta un lavoro che va fatto a mano e con cura.
