Sta prendendo campo la convinzione che la contingenza economica degli ultimi 2 anni abbia prodotto la necessità di una vera e propria rivoluzione culturale.
Nel 2020 ci si è trovati alle prese con il 50° anniversario di un grande cambiamento (quello del 1968), definito e poi a lungo identificato come derivazione di una collettività (comandata dagli studenti), che ha fatto di una riclassificazione generale degli schemi il suo credo, con l'intento, per molti versi utopistico, di realizzare quanto meno i presupposti tangibili di una società proiettata verso un futuro migliore.
La stampa e il potere, manipolabili, finirono con l'essere considerati i nemici di un'intera generazione, verso la sostituzione dell'autorità costituita con la partecipazione.
Il fenomeno, sviluppatosi a Parigi e in Europa sulla scia di quanto accaduto nei 2 anni precedenti nei campus universitari della California, fu clamoroso soprattutto per il fatto che nessuno era stato in grado di prevederne gli sviluppi con logica storica.
Quello che oggi, a distanza di anni, appare significativo sottolineare è probabilmente l'avvento di una sorta di primato degli interessi espressivi e comunicativi rispetto a quelli strumentali, fino a giungere all'emancipazione sociale e, attraverso la stessa, ad una nuova idea di sviluppo.
In molte filosofie orientali (prevalentemente di matrice induista) il fenomeno metafisico “Velo di Maya” rappresenta un vero e proprio muro posto tra l'individuo e la comprensione efficace della realtà, che ha una corrispondenza sociale...