Tari e servizi a domanda individuale: costi reali e tariffe sociali
Il bilancio di previsione 2026 richiede la ricerca di un punto di equilibrio sostenibile tra i vincoli regolatori definiti da Arera, la pressione derivante dalle dinamiche inflattive e l'effettiva capacità contributiva dei cittadini.
Con l'avvio della sessione di bilancio per il triennio 2026-2028, gli enti Locali si trovano nuovamente di fronte al dilemma più classico e doloroso dell'amministrazione locale: quanto far pagare ai cittadini per i servizi essenziali? Se da un lato la normativa spinge verso la copertura integrale dei costi (specie per i rifiuti), dall'altro la realtà sociale impone cautela. Il ruolo del revisore, in questo contesto, smette di essere meramente contabile e diventa garanzia di tenuta degli equilibri futuri.Tari: tra MTR e realtà - Per il 2026, la gestione della Tari continua a essere dominata dalle regole del Metodo Tariffario Rifiuti (MTR) imposto da Arera. Il principio cardine del "chi inquina paga" si traduce nell'obbligo di coprire integralmente i costi del servizio attraverso la tariffa. Tuttavia, l'adeguamento ai costi reali (gonfiati dall'inflazione energetica e dagli adeguamenti contrattuali del settore igiene ambientale) rischia di generare Piani Economico-Finanziari (PEF) insostenibili per le famiglie. Le criticità su cui porre attenzione in sede di parere sono 2: - la validazione del PEF: il rischio è che, per non alzare le tariffe, si sottostimino i costi in fase di previsione, generando debiti fuori bilancio occulti che emergeranno solo in fase di rendiconto;- il fondo crediti dubbia esigibilità (FCDE): aumentare le tariffe in un contesto di crisi spesso si traduce in un calo della riscossione. Un bilancio 2026 che prevede entrate Tari in crescita senza...