HomepageDirittoTrasferimento di beni tra frode, simulazione e pregiudizio erariale
Diritto
06 Marzo 2020
Trasferimento di beni tra frode, simulazione e pregiudizio erariale
Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte va necessariamente correlato a un preciso intento dell'imputato: l'elusione attuata mediante artifici tali da rendere vane le attività esattoriali del Fisco.
In materia di frode fiscale correlata a ipotesi di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, secondo la previsione dell’art. 11 D.Lgs. 74/2000, agli atti dispositivi del contribuente, oggettivamente idonei a eludere l'esecuzione esattoriale, può essere riconosciuta una natura fraudolenta nel momento in cui, pur verificandosi un trasferimento reale del bene, tali atti siano connotati da elementi ingannatori o artifici di vario genere, ossia da espedienti che siano diretti a sottrarre le garanzie patrimoniali all'esecuzione. In adesione a tali criteri, la Suprema Corte (Cass. Pen. Sez. III, sentenza 21.02.2020, n. 6926) ha sancito che non può essere chiamato a rispondere di tale reato quel contribuente/imprenditore che, dopo la notifica di un accertamento, abbia provveduto a trasferire ai familiari il proprio patrimonio, dietro pagamento di congruo corrispettivo in denaro.
Questa risulta la più attuale presa di posizione della giurisprudenza di legittimità. Tuttavia, a dispetto della moltitudine degli interventi giurisprudenziali e delle variegate prese di posizione della dottrina, si è ancora ben lontani dalla definizione di un assetto interpretativo che conferisca univoca direzione applicativa alle disposizioni normative in commento (art. 11 cit): la maggiore difficoltà sussiste nell'individuazione di un punto di equilibrio tra la tutela degli interessi erariali e la salvaguardia dell'autonomia...