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Lavoro 20 Ottobre 2023

Un salario minimo e dignitoso

La Cassazione amplia i poteri discrezionali del giudice nella determinazione della retribuzione minima.

Con sentenza 2.10.2023, n. 27711 la Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione minima, anche quando determinata da un contratto collettivo comparativamente più rappresentativo, non può porsi in contrasto con l’art. 36 della Costituzione sulla giusta retribuzione. Il giudice, pertanto, può fissare standard remunerativi in grado di assicurare al lavoratore un tenore di vita adeguato, anche discostandosi dalla contrattazione collettiva, nel caso in cui questa non rispetti il principio di proporzionalità e sufficienza fissato dalla Costituzione. Se occorre, egli potrebbe addirittura ricorrere a parametri esterni come, ad esempio, i dati UniEmens censiti dall’Inps per il salario medio, i valori dell’indennità NASpI, i trattamenti di integrazione salariale in presenza di sospensione o riduzione dell’attività ed altre forme di sostegno al reddito. Quest’ultimo passaggio è particolarmente interessante poiché viene chiarito che il metro di valutazione adottato dal giudicante non è dato necessariamente dai contratti collettivi affini, ma da indicatori economici e statistici utilizzati per misurare la soglia di povertà o per accedere alla pensione di inabilità. In buona sostanza, la cornice entro cui la magistratura è chiamata a muoversi è quella più incerta e sfumata del richiamato art. 36 della Costituzione secondo cui “il lavoratore ha...

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