Dopo un paio d’anni certamente non tranquilli, nel corso dei quali abbiamo tutti dovuto fare i conti con problemi di salute, timori, incertezze, cassa integrazione vecchia e nuova, bonus di ogni genere, caos comunicazioni smart working, trattamenti integrativi a go go e decreti come se piovesse, profondamente turbati da clienti che, in crisi, non pagavano, e continuano a non pagare, le parcelle mentre, nel contempo, il costo dell’energia lievitava e l’inflazione galoppava, tutti ci preparavamo a trascorrere qualche giorno di ferie in serenità e tranquillità.
Beh, evidentemente per il nostro legislatore noi, insieme a tutti gli italiani, non ce le eravamo meritate. O, forse, come qualcuno ha ipotizzato, il nostro legislatore ci vuole troppo bene e ha deciso di tenerci compagnia anche durante l’estate. Ed infatti, pur di rimanere ben presente nei nostri cuori anche nelle torride giornate del periodo ferragostano, che cosa ti va ad escogitare? Un bel paio di decreti legislativi che, in tutta sincerità, potevano essere emanati tranquillamente anche in altri periodi senza che si creasse danno a nessuno. Infatti, entrambi altro non sono che il recepimento nel nostro ordinamento di 2 direttive europee dell’ormai lontano 2019, emanati a fine giugno e, non se ne comprende il motivo, pubblicati in Gazzetta Ufficiale solo il 29.07.2022 (cioè con oltre un mese di ritardo rispetto all’approvazione), probabilmente proprio con il malcelato intento che la nostra estate potesse essere guastata dalla necessità di studiare e approfondire le novità che dovevano entrare in vigore, mannaggia, proprio il 13.08, cioè giusto giusto a ridosso di Ferragosto. Altro che non creare danno a nessuno! Evidentemente i professionisti e gli imprenditori non hanno diritto alla disconnessione, ma anzi devono necessariamente essere tenuti sotto pressione!
Sto, chiaramente, parlando del decreto “Conciliazione vita-lavoro” e di quello “Trasparenza”.
Per carità, sul cd. “conciliazione vita-lavoro”, ossia il D.Lgs. 105/2022, nulla da dire: assolutamente condivisibile e degno di ogni apprezzamento per quanto riguarda i contenuti. Ribadisco però che anche se fosse stato emanato un paio di mesi prima oppure dopo, non sarebbe cambiato nulla riguardo i sacrosanti diritti dei lavoratori-genitori, ma al contempo si sarebbe riconosciuto a tutti, anche ai professionisti e agli imprenditori, qualche giorno di riposo e di relax.
Riguardo l’altro decreto, cioè il D.Lgs. 104/2022, alias “Decreto Trasparenza”, invece, si può solo dire che se anche non fosse stato emanato per niente, nessuno, ma proprio nessuno, se ne sarebbe risentito o ne avrebbe sentito la mancanza; nemmeno i lavoratori e/o i sindacati!
La direttiva dalla quale discende nasceva dall’intenzione di uniformare le norme dei vari Paesi affinché dappertutto i lavoratori potessero ottenere informazioni giuste e corrette riguardo il proprio rapporto di lavoro; giusta preoccupazione da parte del legislatore comunitario, consapevole del fatto che in molti Paesi le normative nazionali erano, e lo sono tuttora, gravemente lacunose. E allora il legislatore, senza pensare (o forse senza nemmeno sapere) che da noi una norma con i medesimi contenuti già esisteva fin dal 1997 (D.Lgs. 157/1997), si è attivato e ha “messo mano” a un vero e proprio “capolavoro” denso di luoghi comuni, inutili ripetizioni di porzioni di norme già esistenti, nonché frasi spesso incomprensibili anche agli addetti ai lavori. Peccato che in caso di inadempimento sia stato previsto un robusto sistema sanzionatorio!
Da rilevare che la direttiva europea prevederebbe un lodevole processo di rilevante semplificazione, sano e illuminato principio rimarcato anche dal PNRR, di cui però non esiste traccia nel provvedimento nostrano. Dimenticanza? Mah! Personalmente, continua a frullarmi nella testa un adagio dei nostri avi, il quale recitava “a pensare male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca”.
Numerose sono state le segnalazioni, da parte di tutti gli addetti ai lavori, nonché della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, relative alle criticità del decreto, che ha creato condizioni gestionali dei rapporti di lavoro che, di certo, non guardano al futuro, alla semplificazione e alla transizione digitale. Tali criticità sono tali e tante che hanno spinto sia l’Ispettorato Nazionale del Lavoro che il Ministero del Lavoro a cercare di “metterci una pezza” e a emanare 2 successive circolari (la n. 4/2022 dell’Ispettorato, e la n. 19/2022 del Ministero) con l’intento di “suggerire” soluzioni applicative più flessibili rispetto a quanto stabilito dalla norma. Purtroppo, nemmeno le 2 circolari (in alcuni casi addirittura in contrasto tra loro!) sono comunque riuscite nell’intento di dare una lettura chiara e precisa al fine di rendere facilmente attuabile la norma stessa. In buona sostanza, 2 circolari anch’esse pressoché inutili. Comunque, se proprio vogliamo dare un ulteriore affondo, non possiamo assolvere il Ministero del Lavoro, in quanto con il proprio ufficio legislativo ha sicuramente collaborato alla predisposizione della norma.
È a dir poco disarmante pensare che i nostri governanti credano che i lavoratori siano così tanto sprovveduti da non conoscere i propri diritti!
Insomma, una bella abrogazione della norma al fine di poterla riscrivere un po' meglio (ammesso e non concesso che sia proprio necessaria), oppure quantomeno una profonda riflessione da parte del Governo sul mantenimento dell’impianto del decreto legislativo, sarebbero opportuni e darebbero un bel segnale, finalmente, della presa di coscienza del fatto che “fare i primi della classe” non serve a niente e a nessuno, ma crea soltanto oneri aggiuntivi, disguidi, disorganizzazione, scontento, appesantimento della burocrazia e probabilmente un aumento di controversie, senza creare alcun valore aggiunto a favore dei lavoratori.
