Nei giorni scorsi le cronache di tutti i notiziari si sono occupate del caso riguardante l’accordo tra la Regione Calabria e il Governo di Cuba per il reclutamento di quasi 500 medici che dovrebbe sopperire alla drammatica carenza d’organico degli ospedali calabresi.
Tale accordo ha suscitato le vibrate reazioni degli Ordini professionali e dei sindacati di categoria che si sono immediatamente rivolti al TAR competente, contestando, tra le altre cose, la modalità di assunzione dei suddetti professionisti, da attuarsi, secondo i ricorrenti, attraverso un’irregolare procedura di somministrazione.
In attesa di conoscere gli sviluppi di questa interessante vicenda, non si può fare a meno di rilevare come non soltanto il comparto sanitario, ma un po’ tutto il nostro sistema economico risenta in qualche modo della cronica mancanza di personale qualificato, al punto che molte imprese italiane e, come abbiamo visto, anche alcune amministrazioni, sono costrette a reperirlo all’estero.
Tale materia nel nostro ordinamento è regolata dall’art. 27, c. 1 del Testo unico sull’immigrazione che prevede l’ingresso “fuori quota” di alcune figure professionali quali, ad esempio, dirigenti o lavoratori altamente specializzati, docenti universitari, interpreti e traduttori, artisti e lavoratori dello spettacolo, sportivi professionisti, giornalisti, diplomatici, infermieri professionali.
Accanto a queste ipotesi, ve n’è un’altra, in vigore da una decina d’anni ma ancora poco conosciuta, che riguarda la cosiddetta Blue Card, disciplinata dall’art. 27-quater dello stesso Testo unico.
Tale carta è in buona sostanza un canale d’ingresso privilegiato che consente l’assunzione dall’estero, e al di fuori delle quote fissate col decreto-flussi, di lavoratori altamente qualificati in possesso di un titolo di istruzione superiore post secondaria di durata almeno triennale con conseguimento di relativa qualifica professionale.
La procedura d’ingresso prevede una domanda, inoltrata direttamente dal datore di lavoro al Ministero dell’Interno, volta al rilascio, a favore del lavoratore, di un permesso di soggiorno di validità biennale in caso di contratto a tempo indeterminato, oppure della durata del rapporto di lavoro.
Nel periodo 2013-2020 l’Italia ha concesso poco più di 2.000 Blue Card, pari circa all’1% del totale dei permessi di lavoro, a conferma del fatto che la presenza straniera nel nostro Paese concerne soprattutto lavori di bassa qualifica. Tuttavia, le cose non vanno meglio negli altri Paesi europei tanto è vero che lo scorso anno è stata emanata la Direttiva europea 2021/1883 (da recepire entro novembre 2023) con lo scopo di semplificare le procedure d’ingresso e offrire condizioni più favorevoli per i titolari di Blue Card.
Un significativo incremento di personale straniero qualificato sarebbe davvero auspicabile, non solo da un punto di vista economico per l’apporto di nuove competenze e talenti, ma anche sul piano sociale e culturale. Esso, infatti, consentirebbe di migliorare la percezione dell’immigrazione nell’opinione pubblica di casa nostra, ancora troppo legata a stereotipi negativi come criminalità, assistenzialismo e marginalità sociale.
