Con una recente decisione, la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità delle deduzioni svolte nella sentenza della Corte di Appello di Milano che, nel confermare quanto stabilito dal giudice di primo grado, ha ritenuto infondate le domande del lavoratore appellante volte ad accertare: la nullità o l’inefficacia della cessione di un ramo d’azienda; e l’inefficacia della transazione conclusa tra le parti, con la condanna del cedente al ripristino del rapporto di lavoro e al risarcimento dei danni subiti dal lavoratore medesimo.
La Corte di Appello meneghina aveva sottolineato che il Tribunale, a differenza di quanto sostenuto dall’appellante, non aveva omesso di pronunciarsi sulla domanda di nullità della cessione, ma al contrario avesse ritenuto che la transazione, conclusa in sede sindacale, precludesse al lavoratore la facoltà di contestare gli effetti della cessione medesima rispetto al proprio rapporto di lavoro. Nel ricorrere in Cassazione, il lavorare adduceva, quale secondo motivo di ricorso, la violazione, ai sensi dell’art. 360, c. 1, nn. 3 e 5 c.p.c., dell’art. 1972 C.C. e dell’art. 115 c.p.c. nonché l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio.
A sostegno di tale motivo, veniva evidenziato che la pronuncia sulla nullità del contratto di cessione di ramo d’azienda avrebbe condotto, secondo il ricorrente, alla declaratoria di...