RICERCA ARTICOLI
Lavoro 02 Ottobre 2019

Video giocatori cercansi, rien ne va plus

Abilità sempre più privilegiate anche a livello di curriculum e selezione del personale, mentre il mondo del lavoro sembra incapace di reperire competenze adeguate alla crescente fame di intelligenza artificiale.

I videogiochi come ambiente di formazione? Qualcuno potrebbe storcere il naso, ma la risposta è sì. Sono sempre maggiori i casi di aziende che, tra i curriculum dei candidati, prediligono quelli con profili da “gamer”, ossia giocatori di videogiochi. Sembrerebbe che l’attività video-ludica permetta di sviluppare competenze trasversali come l’intelligenza emotiva, la capacità decisionale, l’abilità di negoziazione e, ovviamente, la dimestichezza e la predisposizione al lavoro in ambito digitale. Non da ultimo, anche la capacità di lavorare in team. Infatti, i videogiochi permettono di “giocare”, attraverso la rete Internet, in maniera collaborativa/competitiva con altri utenti sparsi nella rete. Questo legame collaborativo, inoltre, permette di affinare le lingue straniere perché mette in contatto giocatori da tutto il mondo che comunicano (spesso in inglese) ma anche nei più svariati linguaggi. Per fare un esempio pratico, un “gioco di ruolo”, ossia quello dove il giocatore impersona un protagonista con particolari caratteristiche caratteriali e fisiche, aiuterebbe a sviluppare capacità di problem solving; un “gioco strategico”, invece, sarebbe una scuola pratica per gestire al meglio le risorse a propria disposizione. In ottica lavorativa queste abilità potrebbero diventare un valore aggiunto, rendendo i giovani candidati capaci di...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.