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Lavoro 07 Giugno 2023

Accordi, clausole o patti per la stabilizzazione dei lavoratori

L’ordinamento prevede diversi istituti che possono essere adottati allo scopo di fidelizzare i lavoratori e migliorarne la motivazione e l’efficienza.

Tra gli strumenti che il datore di lavoro può adottare per fidelizzare i propri lavoratori esistono varie soluzioni che, seppur diverse, hanno analogie da tenere presenti per comprendere quali possano essere i limiti e i risultati prevedibili. Alcuni sono già ampiamente utilizzati e rientrano nelle prassi diffuse in azienda, come ad esempio il noto patto di non concorrenza (di cui all’art. 2125 c.c.), che limita la ricerca del lavoro al termine del rapporto. Altri sono meno conosciuti e praticati come il patto di stabilità, che stabilisce una durata minima del rapporto di lavoro, o il patto per il prolungamento del periodo di preavviso, che ha la funzione di aumentare il periodo di preavviso che la parte recedente il rapporto di lavoro dovrà corrispondere all’altra. Sono strumenti che, pur rispettando gli interessi del lavoratore, tutelano le aziende in un periodo caratterizzato dal fenomeno delle cosiddette “grandi dimissioni”. È opportuno, però, approfondire il tema della motivazione, intesa come l’insieme dei motivi che ci spingono ad agire e che sono influenzati da processi cognitivi ed emotivi. Le teorie sulla motivazione, infatti, aiutano a comprendere che i soggetti agiscono sulla base dei bisogni e delle esigenze che intendono soddisfare; agendo su di essi, è quindi possibile aumentare o influenzare il grado di motivazione dei singoli. Gli accordi e i patti sopra descritti agiscono...

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