Per un anno avete sentito ripetere la stessa frase: preparatevi al 2.08.2026. Convegni, circolari, articoli. Anche qui su Ratio. Poi, a pochi mesi dalla scadenza, Bruxelles ha cambiato le carte in tavola. Infatti, con il pacchetto noto come “Digital Omnibus”, proposto dalla Commissione il 19.11.2025 e chiuso da un accordo politico nella primavera del 2026, l’Unione Europea ha spostato in avanti gli obblighi più impegnativi dell’AI Act, il Regolamento UE 2024/1689. I sistemi ad alto rischio dell’Allegato III, quelli che toccano da vicino chi fa il professionista, e soprattutto si occupa di HR (selezione e gestione del personale, valutazioni, scoring), non dovranno essere a norma entro il 2.08.2026, ma il 2.12.2027. 16 mesi in più. Per i sistemi integrati in prodotti regolati si slitta addirittura al 2028. Prima di esultare, però, un’avvertenza. È un accordo politico, non ancora legge pubblicata: la formalizzazione in Gazzetta ufficiale europea è attesa entro l’estate e fino a quel momento, sulla carta, le vecchie date restano in piedi.
Il punto vero è un altro. Il rinvio riguarda una parte dell’impianto, non tutto e chi lo legge come un “liberi tutti” si ritrova scoperto su 3 fronti già operativi adesso.
Il primo è l’alfabetizzazione. L’obbligo di garantire che chi usa l’AI in studio sappia davvero cosa sta facendo (l’art. 4 dell’AI Act) è in vigore dal 2.02.2025. Non è stato rinviato, solo ammorbidito nella formulazione. Tradotto: il collaboratore che apre ChatGPT senza aver mai ricevuto una formazione strutturata non è un dettaglio organizzativo, è un buco di compliance.
Il secondo è la trasparenza: qui c’è la sorpresa che forse in pochi hanno notato. L’unica scadenza del 2026 sopravvissuta al rinvio è proprio questa: l’art. 50 resta fissato al 2.08.2026. Chi produce testi, immagini o documenti con l’AI deve renderlo riconoscibile; per i contenuti già in circolazione il termine per marcarli slitta di pochi mesi, al 2.12.2026. La data che credevate cancellata, in realtà, è ancora lì.
Il terzo obbligo non arriva da Bruxelles, ma da Roma. La L. 132/2025, in vigore dal 10.10.2025, è la prima cornice italiana sull’intelligenza artificiale e il suo art. 13 parla direttamente ai professionisti. Dice 3 cose semplici e vincolanti: l’AI è uno strumento di supporto, il lavoro intellettuale deve restare prevalente e il cliente va informato, in modo chiaro e comprensibile, quando nell’incarico si usano sistemi di intelligenza artificiale. L’Europa può rinviare le sue scadenze, ma questa legge è già in vigore e l’Omnibus non l’ha sfiorata.
Cosa fare dunque? Lo studio dovrebbe usare questi mesi in più per scrivere la propria policy, formare le persone e inserire la clausola nel mandato, in modo da arrivare al 2027 pronto all’appuntamento, senza stress e ansie. Chi, invece, archivia il tema perché “tanto hanno rinviato” rischia di partire da zero e in ritardo, con la fretta che sappiamo essere una cattiva consigliera. Il rinvio, in poche parole, non va interpretato come un “condono”, ma come dilazione per permetterci di fare le cose per bene e con calma.
