Negli anni passati ci permettevamo di raccontare ai nostri clienti che il sistema pensionistico italiano si poggiava su solide (o quasi) basi pubbliche e che una pensione, prima o dopo, l’avrebbero presa. Oggi questa visione si è completamente stravolta, forse non per tutti i nostri clienti (se lavoratori di lunga data) ma sicuramente per i loro figli che vedono la pensione come un miraggio lontano.Con un panorama demografico sempre più sbilanciato e l’Inps sempre più in affanno a erogare ogni tipo di prestazione, la previdenza complementare è passata da "opzione consigliata" a "necessità strutturale". E nel dubbio che i dipendenti del futuro potessero ancora perdere tempo a rifletterci, l’art. 1, c. 201, lett. a) e b) L. 199/2025 (legge di Bilancio 2026) rimuove ogni indecisione imponendo ai lavoratori di primo impiego, dal 1.07.2026, l’iscrizione automatica alla forma pensionistica collettiva individuata dal Ccnl vigente in azienda. È prevista comunque una facoltà di ripensamento da parte del neoassunto, che avrà 60 giorni di tempo per negare l’assenso all’adesione automatica e decidere di conferire il Tfr a un’altra forma pensionistica complementare oppure di lasciarlo presso il datore di lavoro.Anche su questo tema si apre un altro scenario di novità derivanti ancora dalla legge di Bilancio che, all’art. 1, c. 203 L. 199/2025, ha ampliato il campo delle imprese obbligate a conferire il Tfr (lasciato in azienda dai dipendenti) al Fondo di...