Compensi agli amministratori: la Cassazione non arretra
Con 2 ordinanze la Cassazione ribadisce l’indeducibilità dei compensi agli amministratori privi di preventiva delibera assembleare: una rigidità che non tiene conto del rinnovato quadro normativo della SRL dopo la riforma Vietti.
La Cassazione, con l’ordinanza 25.06.2026, n. 21779, tornando a pronunciarsi sul tema della deducibilità dei compensi e delle spese corrisposte in favore dell’amministratore, ha ribadito che “in tema di redditi d’impresa, non è deducibile, per difetto dei requisiti di certezza e di oggettiva determinabilità, la spesa sostenuta da una società di capitali per i compensi agli amministratori, non predefiniti nell’atto costitutivo, in mancanza anche di una esplicita delibera assembleare preventiva, che non può considerarsi implicita in quella di approvazione del bilancio, né è ratificabile successivamente, stante la natura inderogabile degli artt. 2364 e 2389 c.c.”.Il principio vale a maggior ragione nel caso in cui la società sostenga che i compensi sono stati corrisposti ad amministratori di fatto, visto che è proprio la non formalizzazione del ruolo gestorio del soggetto a cui sono corrisposti i compensi che ne esige una formale predeterminazione in ossequio ai princìpi di certezza dei costi deducibili. Anche con riferimento alle spese asseritamente sostenute nei confronti di un amministratore è necessario che sia data prova specifica e rigorosa del fondamento causale di esse.Per l’altra coeva ordinanza della Corte di Cassazione 28.06.2026, n. 21867 l’attività gestoria è riconducibile al rapporto organico di amministrazione. In particolare, tale sentenza evidenzia come la Corte, a Sezioni Unite (cfr. Cass., SS.UU., n. 1545/2017) abbia chiarito che...