L’ordinanza della Cassazione, Sez. Lavoro, 23.04.2026, n. 10815 riguarda una società chiamata dall’Inps a restituire agevolazioni contributive per 4.060,57 euro, riferite ai contributi dovuti per dicembre 2017. Al centro del caso c’è il possesso del Durc regolare, condizione necessaria per fruire degli sgravi.
La controversia nasce da un avviso di addebito. Dopo l’accoglimento dell’opposizione in primo grado, la Corte d’appello di Milano, con sentenza 14.12.2020, n. 722, aveva accolto l’appello dell’Inps, applicando l’art. 1, c. 1175 L. 296/2006 sui benefici legati alla regolarità contributiva.
L’Inps aveva inviato l’invito a regolarizzare il 26.01.2018. La società aveva pagato il debito collegato alla Gestione Separata il 26.03.2018. Il 21.02.2018 era stato emesso un Durc negativo. La sequenza temporale ha inciso sulla sorte degli sgravi fruiti.
Termine di 15 giorni - La società ha proposto ricorso per Cassazione con 8 motivi. Ha richiamato l’avvenuto pagamento, ha contestato la procedura seguita dall’Inps e ha riferito il debito alla Gestione Separata dell’amministratore, posizione separata rispetto ai lavoratori destinatari degli incentivi.
La Cassazione ha rigettato il ricorso; i primi 3 motivi sono stati dichiarati inammissibili perché diretti a riaprire un accertamento di fatto svolto dalla Corte d’appello. Per i giudici di legittimità, il dato decisivo è il calendario: invito Inps del 26.01.2018, pagamento del 26.03.2018. La regolarizzazione doveva arrivare entro 15 giorni dalla comunicazione dell’irregolarità.
Il versamento tardivo sana il debito sul piano materiale, ma conserva la sua tardività ai fini degli sgravi. Per il datore di lavoro, il rispetto del termine pesa quanto il pagamento, perché la conservazione del beneficio dipende dalla regolarità accertata nel momento utile.
Regolarità come presupposto degli sgravi - La Corte ha respinto le censure fondate sull’esiguità dell’importo e sul principio di proporzionalità. La società aveva insistito sulla sproporzione tra il debito e la perdita degli sgravi. La Cassazione ha seguito una lettura oggettiva della disciplina: la fruizione degli incentivi richiede una regolarità contributiva costante.
Il Durc ha funzione certificativa. Fotografa una situazione previdenziale in un preciso momento e consente di verificare la presenza dei presupposti richiesti dalla legge. Su questo punto, l’ordinanza richiama le pronunce della Cassazione nn. 30273/2024 e 27107/2018.
La Corte ha respinto la tesi sulla diversa natura dell’esonero contributivo previsto dalla L. 190/2014. L’art. 1, c. 1175 L. 296/2006 ha portata generale e condiziona i benefici contributivi al Durc regolare.
Conseguenze per imprese e consulenti - Gli sgravi contributivi sono vantaggi economici collegati a condizioni precise, tra cui la correttezza della posizione previdenziale. Anche un debito contenuto porta alla perdita dell’agevolazione quando produce un Durc negativo e resta senza regolarizzazione nei tempi previsti.
Il punto operativo riguarda la gestione delle comunicazioni Inps. Il datore di lavoro dispone di 15 giorni per sanare l’irregolarità; entro questo periodo il pagamento conserva l’accesso agli incentivi. Dopo la scadenza, il versamento sistema il debito, lasciando fermo l’effetto sul beneficio fruito.
Per le imprese, il valore economico degli incentivi dipende dalla precisione con cui vengono seguite le posizioni previdenziali. Avvisi dell’Inps, scadenze, versamenti e verifiche sul Durc rientrano nella gestione concreta del costo del lavoro. L’ordinanza 23.04.2026, n. 10815 chiarisce che il Durc regolare resta una condizione necessaria per conservare le agevolazioni contributive.
