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Diritto del lavoro e legislazione sociale 29 Luglio 2026

Famiglia e rapporto di lavoro: sembra facile

La natura del rapporto di lavoro tra familiari dipende da vari fattori: convivenza, ruolo nell'impresa, modalità di svolgimento dell'attività e assetto societario. La presunzione di gratuità è forte tra conviventi ma può essere superata con prove concrete.

L’imprenditore ha bisogno di un supporto nella sua azienda, il figlio convivente è aperto al lavoro e ben disposto ad aiutare il padre nella sua attività; quest'ultimo, ligio al dovere, procede all’assunzione. All’apparenza sembrerebbe una situazione normale ma non lo è per l’Inps e nemmeno per il Fisco che, dietro ad una simile scelta, sospettano sempre un complotto ai loro danni. Partiamo dall’art. 2094 c.c. che stabilisce l’onerosità come regola generale del lavoro subordinato svolto sotto la direzione dell’imprenditore, ma, se il lavoro è svolto tra conviventi legati da vincoli familiari, prevale la presunzione di gratuità guidata da vincoli affettivi e di solidarietà reciproca, salvo prova rigorosa dell'onerosità e della subordinazione (Cass. nn. 1880/1980 e 2660/1984). Anche l’Inps, con la circolare n. 179/1989, aveva avallato questa tesi chiarendo che, se manca la convivenza, si presume invece l'onerosità del rapporto.Questo non significa che non possa esistere la subordinazione tra familiari conviventi ma, se contestata, spetta al lavoratore dimostrare la genuinità del rapporto. In che modo? Se il figlio dimostra la sua presenza costante con i badge timbrati, una busta paga coerente, un’attività precisa a lui assegnata, l’utilizzo di strumenti aziendali e l’inserimento in un team di lavoro (testimoni i suoi colleghi) eventuali ispettori non potranno asserire la gratuità solo perché familiare del datore di lavoro. Diversamente se il...

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